VILLINO XIMENES

A Piazza Galeno, in un’area relativamente moderna di Roma caratterizzata da una straordinaria concentrazione di ‘villini’, si trova un edificio molto particolare: il Villino Ximenes.
Deve il suo nome al famoso scultore Ettore Ximenes (1855-1926), che lo fece costruire nei primissimi anni del Novecento per utilizzarlo come studio-laboratorio romano.
Si tratta di un capolavoro assoluto del liberty firmato dall’architetto Leonardo Paterna Baldizzi. Lo stesso Ximenes, ovviamente, ebbe un ruolo determinante nell’ideazione e nella decorazione dell’edificio.
Il prospetto sulla piazza è assolutamente fantastico. In alto al centro troviamo un gruppo di 4 galli che, con la scritta ‘RUIT HORA’, incitano l’osservatore a non sprecare il tempo; al centro un lungo bassorilievo rappresenta una processione di artisti di ogni epoca ai lati di un grande Altare delle Arti; nella nicchia un affresco mariano (un’aggiunta posteriore).
Spicca il mattone siciliano rosso brunito, chiaro riferimento voluto dallo Ximenes all’architettura normanna della sua terra natale (era nato a Palermo da un’antica famiglia di origine spagnola).
Non meno fantastico l’interno. Possiamo dire che si tratta di una specie di mostra permanente delle ‘arti applicate’ con vetrate dipinte, stucchi, pannelli di legno e di cuoio ed affreschi. I temi sono soprattutto naturalistici, secondo i tipici dettami del liberty, ma sono presenti anche richiami al Medioevo ed alla storia della scultura italiana.
Può essere molto utile e stimolante un confronto tra questo villino e la vicina Casina delle Civette, vero tempio della vetrata liberty, che si trova all’interno di Villa Torlonia.
Per approfondire:
(si tratta di un sito estremamente interessante)

VILLA TORLONIA

Bibliografia:

L’attuale ingresso di Villa Torlonia, situato in Via Nomentana, non è quello originario, che era più avanzato. Proprio l’allargamento della strada ha comportato l’arretramento dell’ingresso e la realizzazione dei ‘propilei’ attuali, nel 1910.
L’entrata principale, stilisticamente, è molto simile al Vittoriano, che infatti venne inaugurato nello stesso periodo (per la precisione nel 1911, cinquantenario dell’Unità d’Italia). Entrambe le opere sono infatti caratterizzate da un chiaro monumentalismo classicheggiante.
Le origini della villa risalgono al ‘600, quando ovviamente l’area non era ancora urbanizzata. Nel 1673, infatti, il terreno venne acquistato da un membro di una delle più importanti famiglie di Roma, il cardinale Benedetto Pamphilij. Con lui inizia la storia di Villa Torlonia.
Circa novant’anni dopo venne acquistata da Girolamo Colonna. Infine, nel 1797, divenne proprietà della ricchissima famiglia Torlonia, di origine francese e quindi non appartenente alla nobiltà romana. Risulta chiaro che i Torlonia diedero alla villa il suo assetto completo e definitivo.
La famiglia Torlonia, grazie alla sua enorme ricchezza, riuscì comunque a conquistare un grande prestigio nell’Urbe. Anzi, possiamo dire che proprio l’acquisto e la ristrutturazione della villa ebbero una grande importanza nell’affermazione della famiglia nell’ambito dell’aristocrazia romana. Sin dall’antichità, infatti, il prestigio di una famiglia era strettamente legato al possesso di grandi aree verdi, i famosi ‘horti’, con edifici monumentali, statue, fontane eccetera.
L’edificio più importante di Villa Torlonia è senza dubbio il cosiddetto Casino Nobile, posto su una collinetta di fronte all’ingresso principale su Via Nomentana.
Poco dopo l’acquisto della villa, il banchiere Giovanni Raimondo Torlonia (Princeps Romanus dal 1814) affidò all’architetto Giuseppe Valadier il progetto della strutturazione generale della proprietà e quindi anche del Casino Nobile.
Dopo la morte del principe Giovanni Torlonia (1829), la progettazione fu affidata al novarese Caretti, cui in effetti si deve la forma definitiva dell’edificio. Stilisticamente, il Casino Nobile si presenta non soltanto tipicamente neoclassico, secondo la tendenza tipica dell’epoca, ma anche decisamente monumentale. Evidentemente, alla famiglia Torlonia serviva qualcosa che simboleggiasse in modo lampante la potenza della casata.
Osservando la facciata rivolta verso l’entrata si notano tipici elementi neoclassici, tra cui le colonne ioniche. Ma soprattutto si nota la soluzione architettonica fondamentale: un vero e proprio tempio pagano, con tanto di timpano e  bassorilievo, posto sopra una base a bugnato liscio.
 

1797  Giovanni Raimondo Torlonia acquista la Villa dai Colonna; nei primi anni dell’Ottocento Giuseppe Valadier inizia la trasformazione-
1829 m. G. Torlonia; il figlio Alessandro Raffaele Torlonia (1800-1886), noto più tardi anche come Principe di Fucino per il prosciugamento dell’omonimo lago in Abruzzo, gli subentra nella gestione della Villa;
1832 A. Torlonia affida all’architetto novarese G. B. Caretti una serie di lavori, tra cui i “falsi ruderi di Ninfeo”, iniziati dai Colonna con materiali della Villa di Domiziano di Castel Gandolfo nel 1762 e non completati; fra il 1832 eil 1842 Caretti modifica il palazzo principale realizzato dal Valadier, noto come Casino Nobile: all’esterno vengono aggiunti i portici laterali e il pronao di tipo palladiano Il frontone in terracotta, raffigurante il Trionfo di Bacco, è di un allievo del Canova, Rinaldo Rinaldi.
1835-1840  Caretti ristruttura il seicentesco Casino dei Principi in stile neorinascimentale
1836-1838 Tempio di Saturno di Caretti (modello: il Tempio di Esculapio di Asprucci a Villa Borghese); il frontone in terracotta è opera di Vincenzo Gajassi: al centro Saturno dio del Tempo che regge la falce.
1840 Matrimonio A. Torlonia con Teresa Colonna.
1840  Giuseppe Jappelli: Capanna Svizzera, inizio della Serra Moresca.
1841-1873 Quintiliano Raimondi: Teatro all’italiana a ferro di cavallo con elementi francesi
1873 dalla figlia di Alessandro nasce Giovanni junior.
1905-1911 Gennari realizza i Propilei del nuovo ingresso su Via Nomentana, reso necessario in seguito all’allargameneto della strada.
1908-1917 Su commissione di Giovanni Torlonia junior, appassionato di esoterismo, un po’ misantropo e sicuramente molto eccentrico, Enrico Gennari e V. Fasolo trasformano la Capanna Svizzera di Jappelli in una casa fiabesca, che poi viene soprannominata Casina delle Civette.

1914 la vetrata con le due civette di Cambellotti.
1944-1947 occupazione da parte delle truppe alleate: inizia il grave degrado della villa.
1992-1997 dopo vandalismi e un incendio viene restaurata la Casina delle Civette.   

Negli anni successivi ci sono stati altri importanti restauri….

Arredi vari:
Tribuna con fontana di Caretti.
Collina artificiale di Jappelli.
Campo da tornei di Jappelli.
Obelischi in granito rosa di Baveno con basi di travertino e marmo; incredibile il trasporto lungo il Po, il mare (Adriatico e Tirreno) e il Tevere!
Colonne onorarie (dedicate a Carlo Torlonia e ai genitori di Carlo).
Edicola Mariana su una scogliera dedicata a Carlo da Aessandro con stemmi Colonna e Torlonia.
Laghetto artificiale detto “Fucino” per commerorare il prosciugamento del bacino del Fucino in Abruzzo.
Limonaia o Aranciera su progetto di Jappelli, ma realizzata da  Raimondi.
1906-1907 Villino medioevale  di Gennari- Sulla facciata di via Spallanzani è posto un orologio decorato con i segni zodiacali.
Villino Rosso: Giovanni Torlonia junior lo commissiona all’arch. P. Gianoli come abitazione dell’amministratore (1920-1922)

 

Sitografia:
 
 
 
 
 
 

SERRA MORESCA

(Testo e foto di Pietro Massolo)