COMPLESSO MONUMENTALE DI S. AGNESE

STORIA DEL COMPLESSO MONUMENTALE DI S. AGNESE

La storia del Complesso Monumentale di S. Agnese fuori le Mura, comprendente i resti della Basilica Costantiniana dedicata alla Martire (IV secolo), il Mausoleo di S. Costanza (IV secolo) e la Basilica Onoriana (VII secolo), è piuttosto intricata.

Per semplificare la si può suddividere nelle seguenti 5 fasi principali:

1- monumentalizzazione del sepolcro della Martire, sito nel sepolcreto di Via Nomentana e noto con il nome di Catacombe di S. Agnese; 2- costruzione della basilica circiforme e del Mausoleo, che prende il suo nome da Costanza o Costantina, figlia di Costantino, nei pressi del sepolcreto; 3- edificazione della Basilica semi-ipogea a tre navate con nartece, posta esattamente sul sepolcro della Martire, da parte di papa Onorio I (625-638); l’entrata e l’uscita dei fedeli potevano avvenire solo all’altezza dei “matronei”; 4- alla fine del Quattrocento viene costruito uno scalone d’accesso che dall’esterno porta al nartece della chiesa; 5- all’inizio del ‘600 viene sbancata la collinetta che ricopre la parte bassa della facciata, che viene dotata di tre nuovi portali. In seguito, il complesso subisce ulteriori ristrutturazioni, che tra l’altro portano alla creazione delle cappelle laterali della chiesa onoriana, originariamente assenti.

Dal punto di vista storico-artistico, in questo complesso monumentale troviamo due cose estremamente importanti, assolutamente da vedere: i mosaici del Mausoleo, che rientrano nello stile ellenistico tardo-romano; il mosaico absidale della Basilica Onoriana, espressione di puro stile bizantino del VII secolo, che glorifica la Vergine e Martire Agnese.

Foto e testo di Pietro Massolo

SAN PANCRAZIO

La chiesa dedicata al Martire di origine frigia Pancrazio si trova sul Gianicolo, a poca distanza dalla Porta omonima, ed è una delle “basiliche minori” di Roma.
Stando al Liber Pontificalis, fu fondata tra la fine del V e l’inizio del VI secolo da papa Simmaco (498-514) nel luogo del martirio del Santo, avvenuto durante la persecuzione di Diocleziano. Può essere quindi considerata “paleocristiana” a pieno titolo, sebbene questo termine sia spesso causa di una certa confusione sul piano cronologico e stilistico. Infatti, c’è una notevole differenza tra il paleocristiano delle catacombe (molto simile al coevo linguaggio “compendiario” pagano), lo stile detto tardo-antico  (molto vario), e le tendenze che si sono affermate dopo la caduta dell’Impero Romano.
La diffusione rapida del culto portò al cambiamento del nome dell’antica Porta Aurelia, che infatti oggi, dopo varie vicende, prende ancora il suo nome da Pancrazio.
Durante il pontificato di Onorio I (625-638) la chiesa fu completamente ricostruita. Quindi la sua riedificazione risale alla stessa epoca della chiesa dedicata a Sant’Agnese. In entrambi i casi, si tratta di chiese “cimiteriali”, volute da Onorio per favorire e promuovere il culto dei Santi. Proprio a questo scopo venne creata una cripta semianulare.
La basilica, secondo la tradizione, è sorta esattamente sopra il sepolcro di Pancrazio, all’interno di un’area cimiteriale piuttosto importante dal punto di vista archeologico. Nella parte visitabile della “catacomba” possiamo vedere interessanti affreschi e il cubicolo in cui venne sepolta Santa Sofia. Particolarmente significativo è il “cubicolo di Botrys”: qui troviamo un’iscrizione in greco in cui viene usato il termine “christianos”, fatto rarissimo nelle catacombe.
Nonostante i vari rifacimenti, fra cui dobbiamo menzionare quello seicentesco (che ripristinò la forma basilicale da secoli perduta, sostituendo però le colonne con dei pilastri), questo tempio ha mantenuto la struttura risalente, secondo il Krautheimer, ad un periodo compreso fra l’XI e il XIII secolo.
Nonostante vari rifacimenti, danneggiamenti e radicali restauri, è ancora possibile vedere bene in alcuni punti la muratura in “opus listatum” della ricostruzione onoriana.
All’interno della basilica, in fondo alla navata sinistra, possiamo ammirare un’opera di Palma il Giovane firmata e datata 1615, che rappresenta la “transverberazione” di Santa Teresa. Inevitabile il confronto con la molto più famosa Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini. Si tratta, ovviamente, di un confronto non  tra pittura e scultura (che non avrebbe molto senso), bensì tra lo stile manierista romano-veneto di Palma e il barocco sfrenato del Bernini.
Gli affreschi della tribuna, che raffigurano San Pancrazio e altri Santi, sono stati attribuiti al pittore manierista Antonio Tempesta.
Pregevole è anche il soffitto ligneo cassettonato, con al centro la rappresentazione del Santo, risalente ai restauri commissionati dai cardinali De Torres a partire dal 1609.
Molto importanti sono anche i resti degli amboni del XIII secolo distrutti durante l’occupazione francese del 1798. Altri danni furono causati dalla battaglia per la difesa della Repubblica Romana nel 1849.
Da notare anche un museo molto piccolo, ma estremamente interessante, in cui sono raccolti materiali provenienti dagli scavi effettuati nell’area cimiteriale.

Per approfondire (a parte la sempre fondamentale “Guida Rossa” del Touring e il libro di Rendina dedicato alle Chiese di Roma): Burragato-Palumbo, Sulle orme di San Pancrazio martire romano, Ed. OCD

Sitografia:
https://www.sanpancrazio.org/monumenti/basilica/ricognizione-architettonica
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Pancrazio
http://passeggiateperroma.blogspot.it/2013/05/la-basilica-di-san-pancrazio.html

http://www.romasotterranea.it/catacombe-di-s–pancrazio.html