NOZIONI ESSENZIALI DI PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO

Esiste un’età propriamente detta evolutiva, ma tutta la vita di un individuo, dalla nascita alla morte, deve essere considerata come un processo continuo di sviluppo:

http://www.treccani.it/enciclopedia/psicologia-dello-sviluppo_%28Enciclopedia-Italiana%29/

” La psicologia dello sviluppo studia l’evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano, dal concepimento alla morte. Si differenzia dalla psicologia dell’età evolutiva, la quale prende in considerazione solo lo sviluppo del bambino.” https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_dello_sviluppo

Vedi anche: https://bolzano.unicusano.it/studiare-a-bolzano/psicologia-dello-sviluppo-e-delleducazione/

Nella loro essenza, la psicologia dello sviluppo e quella dell’età evolutiva studiano i cambiamenti a livello cognitivo e comportamentale che avvengono nel corso del tempo. Esse naturalmente si preoccupano di studiare come, perché e quando avvengono tali cambiamenti. A questo proposito, una questione molto dibattuta riguarda il peso relativo dell’ambiente e della costituzione ereditaria dell’individuo nel processo di sviluppo.

Lo sviluppo dell’intelligenza secondo J. PIAGET

Il punto essenziale della teoria piagetiana è la differenza qualitativa tra uno stadio di sviluppo e l’altro. Tra il bambino e l’aduto non c’è una differenza quantitativa in termini di nozioni apprese con l’esperienza e a scuola. Si tratta di un modo diverso di pensare. Inoltre, la successione degli stadi di sviluppo è sempre la stessa, anche se i passaggi possono essere rallentati oppure accelerati da fattori esterni.

Piaget dimostrò innanzitutto l’esistenza di una differenza qualitativa tra le modalità di pensiero del bambino e quelle dell’adulto e, successivamente, che il concetto di capacità cognitiva, e quindi di intelligenza, è strettamente legato alla capacità di adattamento all’ambiente sociale e fisico. Ciò che spinge la persona a formare strutture mentali sempre più complesse e organizzate lungo lo sviluppo cognitivo è il fattore d’equilibrio, «una proprietà intrinseca e costitutiva della vita organica e mentale». Lo sviluppo ha quindi un’origine individuale, e fattori esterni come l’ambiente e le interazioni sociali possono favorire o no lo sviluppo, ma non ne sono la causa (al contrario, ad esempio, di ciò che pensa Vygotskij).” https://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Piaget

Caratteri essenziali del pensiero infantile

Animismo ed egocentrismo- Il bambino tende ad attribuire un’anima anche agli oggetti inanimati e ai vari aspetti della natura e del cosmo e spiega gli eventi naturali in funzione dei suoi desideri e dei suoi desideri. La sua comprensione del mondo è legata strettamente al suo punto di vista.

Assimilazione ed accomodamento- L’adattamento delle strutture mentali avviene sulla base di due meccanismi fondamantali. Con l’assimilazione le nuove esperienze vengono integrate in schemi già formati. Per esempio, se un bambino di pochi mesi vede un oggetto nuovo lo può afferrare e portare alla bocca alla bocca. In tal modo applica uno schema già formato a un oggetto ignoto assimilandolo nello schema. Se però l’oggetto nuovo ha caratteristiche diverse e nuove rispetto a quelli conosciuti, deve adattare lo schema, cioè deve modificare lo schema della presa. (vedi Emilio Lastrucci – Enciclopedia dei ragazzi (2006) http://www.treccani.it/enciclopedia/jean-piaget_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/ )

Gli stadi dello sviluppo intellettuale

Un’altra nozione essenziale della teoria piagetiana è quella degli stadi di sviluppo dell’intelligenza, concepita come un processo naturale e universale. Gli stadi sono 4. Il primo è quello senso-motorio e va dalla nascita ai 2 anni circa. Il neonato utilizza prima i riflessi innati e poi gli schemi motori elementari e in tal modo acquisisce le prime abilità. Fra i 12 e i 18 viene acquisita la permanenza degli oggetti anche al di fuori del suo campo visivo. Dopo i 18 mesi prevede gli effetti delle proprie azioni e inoltre sviluppa la capacità simbolica attraverso il linguaggio e il gioco.

Nel secondo stadio, detto preoperatorio, dai 2 ai 7 anni, il bambino comincia a ragionare in base al criterio dell’analogia e quindi estende le caratteristiche riscontrate in una determinata esperienza in base alla somiglianza. Se un cane lo morde o l’aggredisce, ritiene tutti i cani aggressivi e pericolosi.

Il terzo stadio, detto delle operazioni concrete, va dai 7 ai 12 anni e quindi corrisponde al periodo della scuola elementare. In questo stadio è in grado di compiere le prime operazioni logiche. Arriva a a comprendere la conservazione della quantità: per esempio, due recipienti di forma diversa contengono la stessa quantità d’acqua.

Il quarto e ultimo stadio è quello delle operazioni formali, nel senso che verso i 12 anni il bambino è in grado di fare ragionamenti astratti, usando, per esempio, la proprietà transitiva. http://www.treccani.it/enciclopedia/jean-piaget_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

Lo sviluppo a stadi è, o dovrebbe, essere alla base del sistema educativo formale. Ad ogni stadio deve, o dovrebbe, corrispondere un determinato tipo di didattica, sia in termini dì metodo, sia di contenuti. Sta di fatto, comunque, che la psicologia piagetiana dello sviluppo è stata per molto tempo la base della formazione pedagogica degli insegnanti elementari.

Le fasi psicosessuali di Freud

Dal punto di vista feudiano, gli stadi di sviluppo sono strettamente legati alla libido e agli oggetti libidici. Si tratta di un modello di sviluppo ritenuto universale, anche se può essere modificato da fattori socio-culturali, come è stato dimostrato da alcuni antropologi culturali relativamente al complesso di Edipo.

Nella psicologia freudiana, lo sviluppo psicosessuale è un elemento centrale della teoria psicoanalitica della pulsione sessuale. Secondo Freud, la personalità si sviluppa attraverso una serie di fasi in ognuna delle quali il piacere si focalizza su una determinata zona erogena. Una zona erogena è un’area del corpo particolarmente sensibile alla stimolazione. In base alle zone erogene si distinguono cinque stadi psicosessuali: orale, anale, fallico, latente e genitale. La zona erogena funge da fonte di piacere. La frustrazione in una fase particolare può portare alla fissazione. Secondo Freud, lafrustrazione in uno qualsiasi degli stadi dello sviluppo psicosessuale produce un’ansia che persiste nell’età adulta come una forma di nevrosi.

https://en.wikipedia.org/wiki/Psychosexual_development Vedi anche: http://www.treccani.it/enciclopedia/processo-di-sviluppo-in-psicoanalisi_%28Dizionario-di-Medicina%29/

La sequenza completa è composta dunque da 5 fasi: orale, anale, fallica, di latenza e genitale. Le prime tre sono quelle più importanti e delicate dal punto di vista della maturazione della sessualità.

Vedi anche: http://www.treccani.it/enciclopedia/processo-di-sviluppo-in-psicoanalisi_%28Dizionario-di-Medicina%29/

Il modello kleiniano

La teoria di Melanie Klein accentua l’importanza e le conseguenze dell’innata aggressività del bambino, messa in rilievo dall’allievo di S. Freud Karl Abraham:

All’inizio il bambino concepisce soltanto “oggetti parziali”. La prima “posizione” (non fase, per rimarcare la reversibilità), la più primitiva, è caratterizzata da oggetti parziali e proiezioni massicce di angosce di persecuzione. Nella fase successiva, detta depressiva, il bambino è capace di rapportarsi con la persona intera, è in grado di provare sensi di colpa per i danni causati dalla sua aggressività e desidera rimediare (riparazione). http://www.treccani.it/enciclopedia/processo-di-sviluppo-in-psicoanalisi_%28Dizionario-di-Medicina%29/

Da notare che M. Klein usa il termine posizione al posto di fase per sottolineare la reversibilità del processo di sviluppo, nel senso che le due posizioni di base possono ripresentarsi e coesistere anche nella vita dell’adulto. Rispetto al modello freudiano, risulta evidente l’importanza predominante dell’aggressività.

La teoria dello sviluppo di M. Mahler

Il modello di Margaret Mahler – pediatra e psicoanalista – si basa sull’osservazione del rapporto madre-bambino e sull’esperienza clinica della studiosa con pazienti psicotici. Da uno stato iniziale di autismo fisiologico si passa alla simbiosi con la madre; si arriva gradualmente, in un contesto sano, nel periodo compreso fra i 4 e i 36 mesi, alla fase di separazione-individuazione, durante la quale il bambino impara a parlare e a camminare, delimitando anche la propria individualità separata. La modalità simbiotica non si estingue mai in modo definitivo e può riemergere in circostanze sia normali (nel rapporto con i propri figli), sia patologiche (regressione psicotica). http://www.treccani.it/enciclopedia/processo-di-sviluppo-in-psicoanalisi_%28Dizionario-di-Medicina%29/

Le fasi psico-sociali di Eric Ericson

Risulta evidente la differenza profonda tra fase psicosessuale e fase psicosociale: nel primo caso, l’accento è posto sulla libido e sulle zone erogene, mentre nel caso di Ericson è predominante l’interazione sociale. In questo modello, ogni fase di sviluppo è caratterizzata da un conflitto fra due tendenze opposte e il superamento positivo di tale conflitto è il presupposto che rende possibile il passaggio allo stadio successivo: lo sviluppo della personalità adulta e sana viene quindi inteso come una serie di passaggi cruciali, ognuno dei quali pone l’individuo di fronte a determinati problemi. Ogni fase psico-sociale è una sorta di prova che il soggetto deve superare, ovviamente con l’aiuto determinante delle figure adulte di riferimento.

TAVOLA SINOTTICA DELLE CORRISPONDENZE TRA PERIODI DELLA VITA, FASI PSICOSESSUALI DI FREUD E FASI PSICOSOCIALI DI ERIKSON

PeriodoFase psicosessualeFase psicosociale
 Infanzia 0-1 anno Fase orale fiducia-sfiducia
 Prima infanzia 1-3 anni Fase anale autonomia-vergogna e dubbio
 Età genitale 3-6 anni Fase fallica iniziativa-senso di colpa
 Età scolare 6-12 anni Fase di latenza industriosità-inferiorità

Con la piena maturità sessuale in senso psico-fisico, che in Freud corrisponde alla “genitalità”, la corrispondenza puntuale fra le fasi psicosessuali e le fasi psicosociali si esaurisce. Si può dire, per essere più precisi, che la genitalità di Freud coincide come inizio con l’adolescenza e quindi presuppone la pubertà, ma sostanzialmente coincide con l’età adulta. La sequenza delle fasi di Erikson, intese come prove da superare, continua per tutta la vita e procede come segue:

Adolescenza 12-20 anni (pubertà, inizio della genitalità), identità e contestazione/diffusione di identità;

Prima età adulta 20-40 anni (genitalità pienamente matura), intimità e solidarietà/isolamento;

Seconda età adulta 40-65 anni, generatività/stagnazione e auto-assorbimento;

Vecchiaia 65 in poi, integrità dell’Io/disperazione.

Sitografia:

https://lamenteemeravigliosa.it/le-fasi-dello-sviluppo-psicosociale/ http://psiche.altervista.org/erikson-e-la-psicologia-del-ciclo-di-vita/ https://it.wikipedia.org/wiki/Erik_Erikson https://it.wikipedia.org/wiki/Fasi_dello_sviluppo_psicosessuale_secondo_Freud

I MECCANISMI DI DIFESA

Partiamo dalla definizione di Cramer:
“Con il termine meccanismo di difesa ci riferiamo a un’operazione mentale che avviene per lo più in modo inconsapevole, la cui funzione è di proteggere l’individuo dal provare eccessiva ansia. Secondo la teoria psicoanalitica classica, tale ansia si manifesterebbe nel caso in cui l’individuo diventasse conscio di pensieri, impulsi o desideri inaccettabili. In una moderna concezione delle difese, una funzione ulteriore è la protezione del Sé – dell’autostima e, in casi estremi, dell’integrazione del Sé” (Cramer, 1998)”
http://www00.unibg.it/dati/corsi/40018/69947-Meccanismi%20di%20difesa.pdf
Si tratta di un’operazione (per lo più) inconsapevole; serve a proteggere dall’ansia; secondo la teoria freudiana classica, l’ansia scatta nel momento in cui si diventa consci di pensieri, impulsi o desideri inaccettabili; secondo una concezione più moderna, serve a proteggere anche l’autostima.
Definizione di Wikipedia:
“Un meccanismo di difesa, nella teoria psicoanalitica, è una funzione propria dell’Io attraverso la quale questo si protegge da eccessive richieste libidiche o da esperienze di pulsioni troppo intense che non è in grado di fronteggiare direttamente.”
https://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_di_difesa
Si tratta di una funzione dell’Io; protegge da eccessive richieste libidiche o da pulsioni troppo intense: anche in questa definizione il mondo esterno è assente. Tutto nasce e si sviluppa all’interno della psiche.
Però la stessa Wikipedia amplia poco dopo il discorso ed emerge l’ambiente:
“Per estensione in psicologia si intendono tali tutti i meccanismi psichici, consci e inconsci, messi in atto dall’individuo per proteggersi da situazioni ambientali, esistenziali e relazionali dolorose o potenzialmente pericolose.”
https://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_di_difesa
Quindi la difesa si attiva in seguito a minacce sia interne, sia esterne:
“metodo mobilitato dall’Io in risposta al proprio segnale di pericolo, cioè l’ansia, quale protezione da minacce interne ed esterne.”
https://www.psicologionline.net/dizionario-glossario-psicologia/dizionario-psicologia-m
Ciò su cui le varie definizioni concordano è innanzitutto il fatto che il meccanismo difesa è una funzione propria dell’Io.
Ma che cos’è l’Io?
“Sigmund Freud, iniziatore del movimento psicoanalitico, considerava l’Io (in tedesco Ich) come un’istanza psichica, vale a dire una struttura organizzatrice che ha il compito di mediare pulsioni ed esigenze sociali, rappresentate da altre due istanze in conflitto fra loro (l’Es e il Super Io).”
https://it.wikipedia.org/wiki/Io_(psicologia)
“Nell’ambito della psicologia psicoanalitica, il termine Io designa le parti organizzate dell’apparato psichico, in contrasto con l’Es non organizzato.
La nozione di Io si specifica, tuttavia, in Freud, a partire dalla svolta rappresentata dall’apparato concettuale espresso nella seconda topica. Da questo punto di vistà, l’Io è un’istanza in parte conscia, in parte inconscia, in una relazione di dipendenza dall’Es, in quanto serbatorio energetico-pulsionale, dagli imperativi del Super-Io e dalle esigenze della realtà.”
https://www.psiconline.it/le-parole-della-psicologia/io.html
Insomma: l’Io, in parte inconscio, ha la funzione essenziale di mediare fra esigenze contrastanti poste dalle pulsioni interne, dal Super-io e dalla realtà. La mediazione non è certo facile, anzi, e da questa difficoltà si sviluppa il meccanismo di difesa.
Una cosa mi pare evidente: il meccanismo psichico difensivo non risolve il problema alla radice, sia esso derivante dall’interno o dall’esterno. La volpe della favola di Esopo che svaluta l’uva che non riesce a prendere non soddisfa la sua voglia. Sul piano strettamente pratico non ottiene nulla. Però un risultato l’ottiene: diminuisce il valore psichico del suo desiderio svalutando l’oggetto, il che non è poco. Naturalmente lo stratagemma funziona a condizione che la volpe non ne sia consapevole (molto difficile, dato il soggetto).

I meccanismi di difesa non possono essere considerati, in generale, come un fenomeno “patologico”. La questione è abbastanza complessa, tenendo anche conto del fatto che la differenza fra normalità e patologia è molto spesso una questione di grado. In alcuni casi, tali meccanismi non soltanto non sono patologici, ma sono anche altamente adattativi. Un esempio è la sublimazione:

In psicoanalisi, la sublimazione è un meccanismo che sposta una pulsione sessuale o aggressiva verso una meta non sessuale o non aggressiva. Questo consente una valorizzazione a livello sociale delle pulsioni sessuali o aggressive nell’ambito della ricerca, delle professioni o dell’attività artistica, fino alla vita religiosa e spirituale.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Sublimazione_(psicologia)

” In psicanalisi, termine introdotto da S. Freud (ted. Sublimierung) per indicare la trasformazione di impulsi istintuali primitivi, soprattutto sessuali, a livelli superiori e socialmente accettabili, e comunque di carattere non sessuale, come processo prevalentemente inconscio operante nella produzione artistica e creativa e nella sfera religiosa.” http://www.treccani.it/vocabolario/sublimazione/