LA TESI DI PIRENNE SULLE CONSEGUENZE DELL’ESPANSIONE ARABA

Il dibattito storiografico sull’inizio del Medioevo è sempre aperto (vedi a questo proposito: https://massolopedia.it/quando-inizia-il-cosidetto-medioevo/). Generalmente, si ritiene che la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476) sia da considerare come lo spartiacque cronologico fra l’Antichità e l’età di mezzo, sia pure in modo molto approssimativo. Secondo il famoso storico belga Henri Pirenne, però, non fu la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476) a determinare l’inizio del Medio Evo, bensì l’espansione araba nel VII secolo.
Secondo Pirenne, infatti, le conquiste islamiche ruppero l’unità non solo politica, ma anche economica e culturale del Mediterraneo.
Personalmente, penso che questa tesi, in fondo eretica nel panorama storiografico, abbia ancora oggi (circa 80 anni dopo la pubblicazione dell’opera “Maometto e Carlomagno”) un grande valore e dovrebbe essere ristudiata attentamente.
A me sembra anche, almeno sotto certi aspetti, molto “attuale”, diciamo così (mutatis mutandis). A mio parere, la tesi di Pirenne ci fornisce una chiave di lettura molto interessante anche rispetto a quel complesso fenomeno storico-politico-economico-culturale che definiamo con l’espressione “Crociate”, iniziate verso la fine del secolo XI. Di norma, il dibattito sulle Crociate verte sulla seguente questione: il movente è stato prevalentemente economico o religioso? Ma a me in questa sede non interessa entrare nel merito di questo dibattito ormai vecchio. Come fa notare      C. Bonanno, le Crociate furono innanzitutto il mezzo attraverso il quale l’Occidente cristiano si riappropriò del Mediterraneo dopo secoli di espansione islamica (vedi su questo: https://massolopedia.it/lespansione-dellislam-e-le-crociate/), perché “fu chiaro nella coscienza degli uomini più intelligenti che la ripresa della vita era legata alla liberazione del Mediterraneo….Il problema divenne più cosciente e più urgente appena in Europa s’avvertirono i primi sintomi della rinascita….Non fu solo interesse materiale che spinse le nostre repubbliche contro gli arabi ma anche coscienza del loro destino mediterraneo…” E qui Bonanno cita Rodolico, secondo il quale “le sorti della libertà del Mediterraneo” erano determinanti per l’esistenza e l’avvenire di quelle città marinare (Bonanno, pp. 108-109). Quindi c’era qualcosa di più essenziale rispetto al movente puramente economico o religioso. C’era l’esigenza di riprendere il controllo del mediterraneo, il Mare Nostrum dei Romani, come condizione di una rinascita materiale e spirituale dell’Occidente.

Bibliografia essenziale sul dibattito storiografico:

Carmelo Bonanno, L’età medievale nella critica storica, Liviana Editrice (ed. aggiornata del 1991).

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