IL NODO IDEOLOGICO DELLE FOIBE

Alcune note sul ricordo delle foibe.

Legge 30 marzo 2004, n. 92
“Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004
Art. 1.
1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Contrari alla Legge, è bene ricordarlo, furono i parlamentari comunisti.
Discorso di Franco Giordano (Rifondazione Comunista):
“Noi – lo vogliamo affermare con grande franchezza e sincerità -, in ordine a quelle vicende drammatiche che, come è stato detto in quest’aula, hanno insieme una specificità politica ed etnica, non abbiamo dubbi nel condannare tali violenze. Aggiungo che non siamo tra coloro che trovano giustificazioni nell’orrore che gli oppressori avevano realizzato precedentemente per giustificare quello che si realizzò successivamente. Le più avvertite ricostruzioni storiche parlano di un fenomeno che non è ascrivibile al genocidio né alla giusta punizione di qualche rigurgito fascista. Ma voi, attraverso queste proposte emendative, proponete una giornata del ricordo. Francamente, non comprendiamo neanche l’atteggiamento dei colleghi del centrosinistra, che per questa via non ricostruiscono una verità, non aprono una luce sulla vicenda storica, ma si prestano ad un’altra operazione politico-culturale. Noi a questa operazione non solo non ci vogliamo prestare, ma la combattiamo apertamente ed esplicitamente. Non si può dedicare una giornata della memoria, al pari del 25 aprile e di quella dell’Olocausto, in quanto stiamo parlando di fenomeni che non sono assolutamente equivalenti e la proposta di renderli equivalenti – cari colleghi ed amici del centrosinistra – in realtà allude ad un processo di revisionismo storico che cambia la natura dello Stato e della Costituzione antifascista”.
 https://it.m.wikipedia.org/wiki/Iter_della_legge_istitutiva_del_Giorno_del_ricordo
 Il discorso di Franco Giordano è molto interessante. Non nega le ingiuste violenze subite dagli italiani da parte degli jugoslavi di Tito durante e dopo la guerra, ma mette in risalto il significato culturale ed ideologico della Legge, potenzialmente dannoso per il carattere antifascista della Costituzione repubblicana. Si tratta quindi di un pericolo evidente di natura ideologica. Parlare delle foibe è pericoloso per le sue implicazioni politiche.
In effetti, dobbiamo dire che sulla questione delle foibe il dibattito storico ha quasi sempre assunto un carattere ideologico molto forte. In sintesi: la cultura di matrice marxista tende a negare, a minimizzare oppure a giustificare, se non altro in senso storico-politico, non morale, i massacri (indiscriminati, per la verità) perpetrati dagli jugoslavi, in considerazione della politica di forzata italianizzazione attuata dal regime fascista e dei crimini nazifascisti.
Non è certo un caso che la Legge sia stata approvata grazie alla prevalente iniziativa di parlamentari di Alleanza Nazionale durante il II Governo Berlusconi.
La tendenza si è mantenuta nel tempo. Può essere interessante leggere a questo proposito il seguente testo:
Da un articolo pubblicato su MARX 21-RIVISTA COMUNISTA-9 febbraio 2012
“Le salme riesumate dalla Foiba di Basovizza appartenevano a soldati tedeschi uccisi durante bombardamenti alleati. Sarebbe quindi opportuno che gli studenti accompagnati presso i luoghi della memoria apprendessero la reale identità dei poveri resti in essa rinvenuti. Così pure, che dai processi fatti nel dopoguerra, solo un italiano risulterebbe “infoibato” a Basovizza, il triestino Mario Fabian, volontario del citato Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza (Cernigoi, 2005).” Articolo di Marco delle Rose.
La foiba di Basovizza è la più importante, possiamo dire il simbolo di quella che alcuni definiscono la ‘pulizia etnica’ subita dagli italiani. Altri parlano di vero e proprio genocidio. Ma proprio su questa foiba (che in realtà è una fossa mineraria) il dibattito è ancora oggi molto acceso. Allo stato attuale la fossa, divenuta nel frattempo Monumento Nazionale, è chiusa da decenni. Ulteriori indagini sono forse impossibili.
A me, comunque, non risulta che nella ‘foiba’ di Basovizza siano stati gettati SOLO i corpi di “soldati tedeschi uccisi durante i bombardamenti alleati”. Non sono in possesso personalmente di documenti inoppugnabili, ma risulta a mio parere sufficientemente chiaro che sia a Basovizza, sia in molte altre località occupate dai partigiani comunisti di Tito, sono stati gettati vivi o morti un numero incalcolabile di italiani colpevoli di essere italiani (in base all’equazione: italiano=fascista).
Si veda a questo proposito il documentario ‘Basovizza-infoibati’:
Oppure ‘La foiba di Basovizza’:
C’è anche chi parla di ‘falso storico’:
E la lista potrebbe continuare.
Ma a parte gli infoibati calcolati deduttivamente o accertati, circa 300.000 italiani hanno dovuto abbandonare le terre occupate da Tito SOLO per il fatto di essere italiani.
A Roma esiste ancora il cosiddetto quartiere giuliano-dalmata dell’Eur, nato proprio per ospitare i profughi cacciati da Tito.
Spero che questo mio modestissimo intervento non sia interpretato in chiave ideologica o addirittura strumentalizzato per fini politici.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.