IL SIMBOLO NELLA STORIA DELLE RELIGIONI-PICCOLE NOTE INTRODUTTIVE

Etimologicamente, la parola “simbolo” è legata al concetto di “mettere insieme”.
In senso generale, puo essere considerato come un simbolo tutto ciò che rappresenta qualcosa, quindi anche un segno linguistico o matematico.
Nel campo storico-religioso, però, il discorso cambia completamente.
In senso religioso, il simbolo si differenzia moltissimo dal semplice segno. Tra il simbolo e l’entità simboleggiata deve esistere un rapporto strettissimo, costante nel tempo e indipendente dal contesto, al punto che si può considerare come un rapporto d’identità. Questo non vale per il semplice segno.
Per capirlo bisogna fare un esempio concreto.
Prendiamo il caso del pesce, che viene considerato generalmente come un simbolo di Gesù Cristo nella cultura paleocristiana.
Il motivo è semplice: la parola pesce, in greco ΙΧΘΥΣ (ichthys), è l’acronimo di Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.
«’Ιησοῦς Χριστός Θεoῦ Υιός Σωτήρ (Iesùs CHristòs THeù HYiòs Sotèr)»
Si capisce bene che l’immagine del pesce non può essere considerata un simbolo religioso in senso stretto. La prova sta nel fatto che in un contesto diverso, per esempio una cucina, il pesce assume ovviamente tutt’altro significato.
Invece il Crocifisso è talmente legato alla figura di Gesù che non si può parlare di una pura e semplice “rappresentazione”. Il Crocifisso è sacro proprio perché esso, in effetti, “è” Cristo. La distinzione tra l’oggetto e l’entità rappresentata si perde nella logica religiosa.
Lapide paleocristiana nel Museo delle Terme di Diocleziano. Qui abbiamo sia l’immagine del pesce, sia la parola ΙΧΘΥΣ (ichthys).

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