Quando inizia il cosidetto medioevo?

Quando inizia il cosiddetto Medio Evo?
Rispondere a questa domanda è più difficile di quanto si possa immaginare.
Dovrei fare un discorso lunghissimo, ma per ora mi limiterò ad analizzare il significato di un evento preciso che per convenzione storiografica segna la fine del mondo antico: la deposizione dell’ultimo Imperatore Romano d’Occidente, Flavio Romolo Augusto (detto “Augustolo” perché era giovanissimo, aveva infatti circa 15 anni), il 4 settembre dell’anno 476. Il suo regno era durato meno di un anno.
Di Romolo Augustolo non si sa molto. Non sappiamo precisamente l’anno di nascita e neppure quello della morte. Sappiamo che era figlio di un generale di origini germaniche, Flavio Oreste, che nel 475 aveva costretto alla fuga il legittimo Imperatore Giulio Nepote. Possiamo dire che la fuga di Giulio Nepote è un evento più rilevante sul piano strettamente giuridico-istituzionale.
Sta di fatto, comunque, che dopo la deposizione di Romolo Augustolo da parte del Re degli Eruli Odoacre, legato politicamente a Giulio Nepote (morto nel 480), l’Impero Romano d’Occidente non ebbe più un capo.
Il discorso che ho fatto, estremamente sintetico, ha semplicemente lo scopo di far capire quanto complessa e sotto molti aspetti confusa sia questa vicenda, che nei libri di Storia è considerata lo spartiacque tra l’antichità e l’età di mezzo.
Il dato di fatto storicamente fondamentale è molto chiaro ed evidente: nel 476 le redini del potere sono nelle mani dei capi militari germanici e questa situazione non è nemmeno del tutto nuova, visto che già il predecessore di Giulio Nepote, Glicerio, era stato di fatto nominato imperatore dal barbaro Gundobado.
In sintesi: la data del 476 ha un grande significato storico, ma deve essere considerata come il momento culminante di una crisi che era iniziata molto prima.
Ma quando esattamente?
Sta qui il punto più difficile.
La cosiddetta “anarchia militare”, iniziata subito dopo la morte di Alessandro Severo nel 235 e terminata con l’ascesa al trono di  Diocleziano (284)?
Se accettiamo questa tesi, la durata della crisi si allunga un po’ troppo.
Oppure il famoso “sacco di Roma” da parte dei Visigoti nel 410?
Rispetto alla deposizione di Romolo Augustolo, sicuramente il sacco di Roma ebbe un impatto molto più grave, al punto che fu vissuto dai contemporanei come una specie di fine del mondo.
Non ritengo, comunque, di poter dare una risposta precisa e definitiva.
Però sono propenso a credere che la fase decisiva della crisi dell’Impero Romano d’Occidente sia il periodo a cavallo tra il IV e il V secolo, per varie ragioni che spiegherò.

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