LA VANDEA: IL GENOCIDIO PERPETRATO IN NOME DELLA FRATELLANZA

 Dipartimenti francesi coinvolti nelle Guerre di Vandea

Stemma dell’armata vandeana. Il motto recitava: Dieu le Roi, in francese “Dio [è] il Re”
È sempre bene ricordare che il primo vero genocidio della storia moderna è stato perpetrato in modo dichiarato, ufficiale (quindi documentato) e sistematico dalla Convenzione Nazionale, cioè in sostanza dalla dittatura giacobina, nei confronti dell’intera popolazione (quindi anche donne, vecchi e bambini) che viveva nei territori dove si era sviluppata la rivolta antirivoluzionaria.
L’insurrezione della Vandea contro il regime repubblicano rivoluzionario cominciò nel marzo del 1793 a causa della leva obbligatoria ordinata dalla Convenzione. Dopo la sconfitta decisiva dei ribelli nel dicembre dello stesso anno si scatenò una feroce repressione, che ebbe i connotati di un vero “genocidio”. Per la verità, le “guerre vandeane” andarono avanti addirittura fino alla restaurazione definitiva dei Borboni seguita alla Battaglia di Waterloo (18 giugno 1815). Ma qui si parla dello sterminio seguito alla prima guerra vandeana.
Lo studioso francese che ha avuto il merito storiografico ed il coraggio di riportare alla luce una vicenda per troppo tempo quasi dimenticata, pagando anche di persona un prezzo molto alto, si chiama Reynald Secher.  La tesi del genocidio, comunque, non è nuova. Venne formulata per la prima volta non da un cattolico conservatore, bensì dal convinto rivoluzionario “Gracco” Babeuf in un libro pubblicato nel 1794 che la Convenzione ordinò di distruggere. Babeuf coniò il termine “populicicidio”, equivalente o quasi al termine moderno “genocidio”.
L’aspetto veramente paradossale di questa immensa tragedia, purtroppo non certo l’ultima, è che il governo repubblicano si faceva portatore dei nuovi ideali di ‘libertà, uguaglianza e fraternità’! Soprattutto la fraternità, a quanto pare…..
Devo aggiungere che il numero totale dei morti ammazzati a sangue freddo e con estrema crudeltà (sono attestati moltissimi casi di persone torturate, affogate in massa e bruciate vive) non si è ancora potuto accertare, ma ciò che colpisce è innanzitutto la volontà dichiarata di annientare non un esercito, ma un’intera popolazione, ritenuta per natura intrinsecamente incompatibile con gli ideali rivoluzionari.
Sta proprio qui il punto: grazie soprattutto ai recenti studi del summenzionato storico Reynald Secher, risulta accertato che la Convenzione aveva infatti esplicitamente stabilito, in diversi provvedimenti e decreti, di sterminare gli abitanti della Vandea indipendentemente dalla loro partecipazione all’insurrezione, non distinguendo quindi tra combattenti e civili, tra cui donne e bambini e nemmeno tra controrivoluzionari e rivoluzionari. (https://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_di_Vandea)
Devo anche dire che molti storici ancora oggi cercano di negare o almeno di sminuire il più possibile le proporzioni reali del massacro, allo scopo di preservare il ‘mito’ incrollabile della Rivoluzione e quindi di delegittimare l’uso del terribile termine “genocidio” per descrivere il grande massacro.
Questo negazionismo ostinato dimostra quanto sia forte il peso e quindi la pericolosità delle ‘ideologie’.
Sitografia per approfondire: 
Bibliografia essenziale:
Reynald Secher, Il genocidio vandeano. Il seme dell’odio, Ed. Effedieffe

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