LA RELIGIONE È SOLTANTO L’OPPIO DEI POPOLI?

Vorrei affrontare il tema della religione dal punto di vista dell’ideologia marxista.
Secondo Marx, si sa, la religione è ‘Opium des Volks’, cioè letteralmente ‘oppio del popolo’. Che significa in sostanza?
Significa che la religione è come una droga che stordisce la persona e le fornisce un piacere compensativo, una soddisfazione apparente capace di far accettare e sopportare una condizione di ‘alienazione’ socio-economica.
In termini più semplici: lo sfruttato, credendo in Dio e nell’aldilà e praticando i riti religiosi, accetta la sua misera condizione socio-economica, che altrimenti risulterebbe insopportabile.
In alcuni casi indubbiamente la teoria di Marx sembra confermata in pieno. Basti pensare al sistema delle caste che in India perdura da millenni, sostenuto da tutto un sistema di credenze e pratiche religiose che hanno conferito ad esso la sacralità e quindi lo hanno reso inviolabile. In termini marxisti, la religione induista è la tipica ‘sovrastruttura’ ideologica di una ‘struttura’ sociale basata sulla più assoluta e radicale diseguaglianza.
Analogamente, nell’Europa feudale la Chiesa Cattolica, depositaria della Fede e della Verità, elaborò un’ideologia sociale basata sull’origine divina del potere e sulla tripartizione della società secondo lo schema oratores (i preti), bellatores (i nobili-guerrieri), laboratores (i contadini-lavoratori). In base a questo schema ideologico, la società non solo è di fatto tripartita, ma DEVE essere tripartita perché questo corrisponde all’ordine divino del mondo. Quindi il contadino-lavoratore non si può ribellare perché la struttura sociale è sacra ed inviolabile.
Ho fatto questi esempi anche per far capire che secondo me la teoria della religione come sovrastruttura funzionale di Marx non è campata in aria e trova molti riscontri nella storia.
Il problema è quello di capire se la teoria possa spiegare TUTTA la complessa e variegata fenomenologia della religione.
Ma soprattutto bisogna capire se sia corretto, sulla base di questa teoria, affermare che tutti i conflitti di matrice almeno apparentemente religiosa, siano riconducibili in ultima analisi a conflitti di natura socio-economica.
Su questo non sono d’accordo e cercherò di spiegare perché.
Occorre a questo punto cercare di esaminare alcuni problemi di carattere generale.
Risulta evidente che secondo la dottrina marxista tutta (dicasi tutta!) la storia dell’umanità deve (dicasi deve!) essere interpretata fondamentalmente come lotta di classe. Ovviamente anche il terrorismo islamico fondamentalista deve rientrare nello schema.
A me questa pretesa di ridurre tutto entro schemi socio-economici è sempre parsa eccessiva. Alla base c’è la concezione dell’uomo inteso come essere puramente economico (homo oeconomicus). Ma io non credo che l’unica caratterizzazione dell’uomo sia quella economica.
Su quest’ultimo punto sarà necessario qualche approfondimento, ma intanto vorrei riprendere il discorso della religione e far notare un dato di fatto estremamente interessante.
L’uomo paleolitico viveva di caccia, pesca e raccolta. Sicuramente non era ancora stato corrotto dal capitalismo e dal consumismo. Sicuramente non viveva in una società divisa rigidamente in classi o caste. Eppure conosceva già una forma di religione. Praticava il culto dei morti, quindi credeva nell’aldilà, e dipingeva sulle pareti delle grotte scene di caccia, probabilmente a fini propiziatori, quindi credeva anche nella magia. Le scoperte fatte soprattutto negli ultimi 150 anni hanno fra le altre cose dimostrato che la religione esiste da quando esiste l’uomo, QUINDI non può essere considerata come una ‘sovrastruttura’ in senso marxista.

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