LA ‘BANDIERA BLU’

Si tratta di un riconoscimento da parte della Fondazione per l’Educazione Ambientale (FEE) a tutte (o quasi) quelle località costiere che si sono comportate bene, diciamo così, dal punto di vista del cosiddetto ‘turismo sostenibile’.
Il turismo sostenibile consiste in una forma nuova di consapevolezza sia da parte dei turisti, sia da parte degli operatori. Cioè sia da parte di chi spende, sia da parte di chi ci guadagna. Le risorse ambientali sono un bene da valorizzare e da utilizzare con rispetto, badando non solo al profitto ed al piacere immediato, ma anche e soprattutto alla tutela per il futuro. Se oggi io utilizzo un bene, devo pensare anche a chi lo potrà utilizzare domani. Molto semplice a capirsi, molto difficile ad attuarsi. E poi c’è il discorso del rispetto nei confronti del turista stesso….ma questo è un argomento che va sviluppato a parte.
Una Commissione internazionale ha lo specifico compito di ‘controllare’ le spiagge che si candidano a tale riconoscimento.
Non dappertutto: la bandiera blu riguarda soltanto Europa, Sudafrica, Canada, Nuova Zelanda e Caraibi. In tutto 48 Paesi.
E gli altri? Non lo so, vedremo di chiarire la cosa.
Comunque ci sono due tipi di bandiere blu:
una per le spiagge, l’altra per gli approdi turistici.
Quando vengono pubblicati gli elenchi delle località ‘vincenti’ si scatenano puntualmente le polemiche, sulla base della presunta non obiettività delle scelte.
Intanto vediamo quali sono questi criteri.
Sono esattamente 4 e riguardano sia le spiagge che gli approdi:
EDUCAZIONE ED INFORMAZIONE AMBIENTALE;
QUALITÀ DELLE ACQUE;
GESTIONE AMBIENTALE;
SERVIZI E SICUREZZA.
La questione è importante perché il riconoscimento internazionale ha conseguenze sul piano dei flussi turistici.
Indubbiamente, dobbiamo ammettere che è giusto premiare chi si comporta meglio degli altri. Può avere conseguenze molto positive per il futuro.

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