ARTURO DAZZI

Arturo Dazzi (1881-1966) ebbe come scultore una formazione basata soprattutto sullo studio del rinascimento italiano. Dopo aver aderito alla tendenza verista, al liberty ed alla metafisica, Dazzi negli anni ’20 si orientò decisamente verso il cosiddetto ‘ritorno all’ordine’, un movimento che tendeva al recupero dei valori formali e plastici della tradizione italiana e che portò alla nascita del gruppo ‘Novecento’.
La tendenza alla compattezza ed al monumentalismo, tipica di quest’autore, ovviamente piacque molto al regime fascista. L’esempio più famoso di questo stile è il cosiddetto Colosso di Brescia, una statua alta più di 7 metri che doveva celebrare l’era fascista. Posta in Piazza della Vittoria, la statua fu dopo il crollo del regime per ovvie ragioni politiche rimossa (ma non distrutta: è conservata in un deposito comunale).
Dazzi fu molto famoso anche per la  sua produzione ‘animalistica’, in cui risaltava la solida formazione naturalistica a contatto con le opere del rinascimento. Fu anche molto apprezzato come pittore. Nella solidità delle forme dei suoi dipinti è possibile notare una costante ricerca di valori plastici.
Nonostante lo svantaggio politico-ideologico del legame privilegiato con il regime fascista, le indubbie qualità artistiche del Dazzi emersero anche dopo la guerra. Egli continuò la sua opera mantenendo il contatto con le tendenze dell’arte moderna, pur rimanendo comunque sempre decisamente legato alle tradizioni formali.
Al Casino dei Principi di Villa Torlonia fino al 29 gennaio.
http://www.treccani.it/enciclopedia/arturo-dazzi_(Dizionario-Biografico)

ANTONIO LIGABUE OVVERO LA NASCITA DELL’ARTE NAIF

Che cosa vuol dire esattamente arte naïf?
Ci viene in aiuto l’enciclopedia wikipedia:
‘Per arte naïf  (dal francese   naïf , ossia “ingenuo”) s’intende un certo tipo di produzione artistica  priva di legami con la realtà culturale e accademica  della società in cui è prodotta’ (it.m.wikipedia.org/wiki/).
La definizione essenziale ci serve a collocare concettualmente la produzione di Antonio Ligabue (1899-1965), anche se ovviamente non è sufficiente per capire il valore specifico di questo grande artista isolato.
La vita di Antonio Ligabue fu travagliata da frequenti crisi nervose (con conseguenti  ricoveri in manicomio), sicuramente dovute in gran parte ad un’infanzia difficile (era figlio di padre ignoto).
Iniziò a dipingere negli anni ’20, ma soltanto negli anni ’50 la sua arte ottenne riconoscimenti importanti.
Ligabue è noto soprattutto come pittore di animali. Dipingendo gli animali con colori violenti e pennellate grossolane (non aveva ricevuto alcuna formazione accademica), riusciva ad esprimere ed a sublimare tutta l’aggressività che sentiva dentro nei confronti di un mondo che era stato duro con lui fin dall’infanzia. Infatti del mondo animale metteva in rilievo soprattutto l’aggressività e la forza selvaggia.
Diceva di sapere come gli animali erano veramente fatti ‘dentro’ e questo modo di dipingere gli permetteva di mostrarlo.
Per questo la sua arte si pone in modo evidente nella tendenza ‘espressionista’.
Al Complesso del Vittoriano fino all’8 gennaio.

350 ANNI DI CREATIVITÀ

Fino al 15 gennaio sarà possibile ammirare le opere che vari artisti francesi -tra cui Fragonard ed Ingres- hanno prodotto durante il loro soggiorno romano presso l’Accademia di Francia, fondata da Luigi XIV, il Re Sole, nel 1666.
Da 350 anni l’Accademia consente ai migliori artisti francesi di completare la loro formazione a Roma, la città che offre un patrimonio artistico e storico unico al mondo.
Dal 1803 la sede dell’Accademia è Villa Medici, un complesso residenziale costruito nella seconda metà del Cinquecento dagli architetti Annibale Lippi e Bartolomeo Ammannati.
http://www.villamedici.it/it

http://www.romeguide.it/?pag=mostre&lang=it&tmo=&idmos=6379