SANTA MARIA IN TRASTEVERE

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Si tratta di una chiesa la cui importanza storico-artistica è immensa.
Sorge nel punto esatto in cui, verso la fine dell’età repubblicana, fu visto uno strano liquido oleoso scaturire dalla terra.
Il prodigio prefigurava il futuro avvento di Cristo.
Il fondatore, secondo una tradizione che ha riscontro documentario nel Liber Pontificalis, è il papa Callisto I (217-222), ma il completamento si deve a papa Giulio I (337-352).
Verso il 1140 papa Innocenzo II (1130-1143) ricostruì completamente la basilica, utilizzando molti materiali provenienti dalle Terme di Caracalla. All’epoca di Innocenzo II risale il mosaico della fascia absidale superiore, che infatti ritrae il papa mentre offre alla Vergine un modellino della chiesa.
Nel 1291 il romano Pietro Cavallini eseguì il mosaico con episodi della vita di Maria che occupa la fascia intermedia del catino absidale. Questo mosaico ha una grandissima importanza nella storia dell’arte perché rappresenta un momento cruciale del passaggio dallo stile bizantino (o ‘bizantineggiante’) ad un nuovo stile nettamente più naturalistico e realistico, che segna la nascita della pittura ‘italiana’.
Anche sulla facciata della chiesa troviamo un mosaico di tipo mariano molto importante, realizzato -pare- in ben tre epoche distinte fra Due- e Trecento.
Il soffitto è stato rifatto nella prima metà del Seicento su disegno del Domenichino, cui si deve anche la pittura centrale che rappresenta l’Assunzione di Maria.
Nel 1702 fu rifatto il portico.
Importanti lavori di restauro furono realizzati nel XIX secolo.
Fra i tesori d’arte presenti nella basilica una menzione speciale merita l’icona mariana ‘acheropita’ di epoca non ben precisata, ma comunque compresa fra il VI e l’VIII secolo. Si tratta di una delle icone mariane più sacre di Roma. Dal punto di vista storico-artistico, rappresenta una sorta di incontro fra la tradizione romana e lo stile bizantino.
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 (Fotografie di Pietro Massolo)

 

SANTA MARIA IN MONTICELLI

Situata nel Rione Regola (che deriva da ‘arenula’, nel senso di sabbia, ovviamente portata dal Tevere), questa chiesa di origini ancora oscure, ma quasi sicuramente risalente all’Alto Medioevo, è stata completamente ricostruita nel 1716. Un’ulteriore ristrutturazione c’è stata nel 1860. 
Della chiesa medioevale rimane oggi il bel campanile romanico degli inizi del secolo XII, accorciato nel XVII per esigenze di stabilità, un’epigrafe del 1143, un frammento di mosaico nel catino absidale dell’epoca di Pasquale II (1099-1118). Entrando nella chiesa, subito a sinistra è possibile vedere addirittura un frammento di affresco che forse ritrae proprio Pasquale II, il quale restaurò e riconsacrò la chiesa nel 1101. Si tratta comunque di un papa.
La pianta è di tipo basilicale classico con tre navate separate da pilastri che inglobano le colonne originarie, cui si aggiungono tre piccole cappelle per lato.
Sebbene sia poco conosciuta, conserva importanti opere d’arte anteriori alla ricostruzione settecentesca, tra cui  una Flagellazione ad affresco attribuita ad Antonio Carracci ed  un crocifisso ligneo trecentesco attribuito addirittura a Pietro Cavallini.
Il nome deriva dalla piccola altura su cui venne costruita.
Per approfondire:
 
Libri consigliati:
Mariano Armellini, “Le Chiese di Roma”;
Claudio Rendina, “Le Chiese di Roma”.
Facciata della chiesa

 

 
 
(Foto di Pietro Massolo)

SANTA MARIA IN CAPPELLA: L’ALTARE MARMOREO

Tra le varie opere presenti all’interno della chiesa trasteverina di Santa Maria in Cappella (http://massolopedia.it/?page_id=1613), spicca un altare in marmo alto 96 centimetri di pregiatissima fattura, databile agli inizi del secolo XII o alla fine dell’XI.
Si trova al centro dell’area absidale.
L’epoca della realizzazione si evince soprattutto dal confronto con opere simili presenti non solo a Roma.
Si tratta quindi di un’opera che coincide abbastanza precisamente con il periodo della nascita della chiesa, la cui fondazione risale con certezza all’anno 1090 in base all’epigrafe oggi murata sul lato destro interno dell’ingresso.
L’altare è del tipo a cippo o a dado.
Sulla faccia anteriore troviamo un bassorilievo che rappresenta l’Agnello con la Croce. Su quella posteriore una Croce greca che ricorda gli stilemi degli arredi liturgici molto diffusi a Roma già nell’Alto Medioevo.
Nella parte superiore troviamo una concavità all’interno della quale sono ancora visibili i contenitori delle reliquie dei Santi citati nell’epigrafe di fondazione, fra cui lo stesso San Pietro.
Sugli spigoli troviamo 4 colonnine i cui capitelli sono molto interessanti. Sono ornati da foglie d’acanto in basso e da doppie volute simmetriche in alto che si dipartono dalle foglie stesse. La composizione è quindi varia ed unitaria nello stesso tempo. Le foglie d’acanto e le volute sono un chiaro richiamo agli ordini classici (corinzio e ionico), stilizzati e riuniti in modo estremamente armonioso.
Quest’altare è quindi una vera opera d’arte, espressione di una tradizione ‘romana’ che si è mantenuta per tutto il Medioevo.
Ed è proprio da questa tradizione ininterrotta che sono scaturite le varie ‘rinascite’ medioevali, da quella carolingia fino al Rinascimento vero e proprio.
Per approfondire:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_in_Cappella
https://www.romasegreta.it/trastevere/s-maria-in-cappella.html
 http://romanchurches.wikia.com/wiki/Santa_Maria_in_Cappella
Si veda anche:
AA. VV., VERSUS MARE, UNA CHIESA SULLA VIA DEL MEDITERRANEO, Silvana Editoriale 2015.
Abside

 

Altare marmoreo

SANTA MARIA IN CAPPELLA

Si trova nel rione Trastevere, a poca distanza da Santa Cecilia, ed è una chiesa assai poco conosciuta, sebbene sia importantissima per molteplici ragioni.
Risale all’anno 1090 (come attesta una lapide molto interessante  murata all’entrata) e per la verità non è chiara l’origine del suo nome. Nel 1391 Andreozzo Ponziani, suocero della famosa religiosa Francesca Romana (canonizzata nel 1608), vi fondò accanto l’Ospedale del Santissimo Salvatore. Per lungo tempo il nosocomio venne gestito dalla comunità delle ‘Oblate’ di Francesca Romana e poi dalla Compagnia dei Barilari.
Nel 1650 papa Innocenzo X Pamphili l’affidò alla ben nota cognata Donna Olimpia Maidalchini. Donna Olimpia, grazie ad altre acquisizioni, realizzò qui uno splendido giardino che arrivava fino al Tevere.
Dopo varie vicende, la famiglia Doria-Pamphili nell’Ottocento commissionò la ristrutturazione di tutto il complesso, chiesa compresa, all’architetto Andrea Busiri-Vici, e vi istituì una Casa di Cura dedicata ai malati cronici, ancora in attività (1857). Ulteriori lavori si resero necessari a causa della costruzione dei muraglioni del Tevere. Questo fu davvero il colpo di grazia per la grande villa di Donna Olimpia.
Purtroppo della villa seicentesca rimane ben poco. Si può ancora vedere ciò che resta della cosiddetta Fontana della Lumaca disegnata da Gian Lorenzo Bernini.
Anche la piccola chiesa ha subito nel corso dei secoli gravi danni e ristrutturazioni profonde. La facciata attuale è infatti del Busiri-Vici. Però il campanile, molto basso ed anche per questo molto suggestivo, è ancora quello originale.
Oggi il complesso è sede di un bellissimo Museo che illustra la storia di quest’area sin dall’antichità e che conserva tra l’altro interessantissime parti dell’arredo liturgico medioevale.
Visitiamolo perché ne vale veramente la pena.
Per approfondire:

(Fotografie di Pietro Massolo)