OBAMA, PUTIN, TRUMP: IL TRIANGOLO NO….

31 dicembre 2016
Obama espelle 35 diplomatici russi al termine del suo mandato.
La Gran Bretagna aveva fatto di più, ma era il 1971: c’era la guerra fredda e la Russia si chiamava Unione Sovietica.
Vediamo di capire il significato politico della mossa di Obama, decisa proprio mentre in Siria si tenta di attuare una difficile tregua con il supporto decisivo di Putin.
La posta in gioco è molto alta.
Obama vuole chiaramente indebolire sia la posizione di Trump all’interno, sia il rapporto privilegiato del neopresidente con Putin.
Ascoltiamo l’opinione di due autorevoli giornalisti: Garimberti e Rampini.

MORTE A BERLINO

20 dicembre 2016
L’attentato terroristico di ieri a Berlino mi spinge a fare alcune considerazioni di carattere generale, in attesa dei risultati precisi delle indagini.
In primis, noto che risulta umanamente impossibile prevenire attentati di questo genere.
Nessun sistema di sicurezza, nessuna organizzazione di ‘intelligence’, per quanto efficiente, può impedire ad un pazzo fanatico di sparare tra la folla o di lanciarsi con un camion contro la gente.
Queste stragi quindi possono avvenire in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo frequentato da gruppi di persone: teatri, cinema, stadi, mercati, chiese, piazze eccetera. Assolutamente impossibile evitarle.
Che cosa si può fare? Non lo so. Ma sono sicuro che l’unico risultato concreto sarà un continuo aumento dei controlli, della sorveglianza e di tante altre cose che limiteranno ulteriormente la privacy personale e intralceranno la libertà di movimento.
Secondo: l’idea, sostenuta dalle solite anime pie, che attraverso il dialogo si possa arrivare a qualcosa di buono è stata sempre smentita dai fatti ed anzi peggiorerebbe la situazione perché sarebbe interpretata come un segno di debolezza. Questi pazzi fanatici non vogliono il dialogo: vogliono la morte e basta. Il loro godimento è morire come martiri e dare la morte agli infedeli.
Terzo: un’altra idea sbagliata è quella di chi sostiene ad oltranza che la religione non c’entra. Tutto dipende dal petrolio e dall’imperialismo occidentale. La fede religiosa invece c’entra. Se nel Corano sta scritto che tra i doveri del credente c’è anche quello di sterminare gli infedeli allora vuol dire che la religione un pochettino c’entra.
Con questo non voglio dire che il musulmano sia terrorista per forza.
ASSOLUTAMENTE NO!
Ho avuto ed ho anche ora amici musulmani che rispetto e stimo come bravissime persone.
Voglio solo dire che la Religione Islamica può essere interpretata in senso integralista e portare al terrorismo. Tutto dipende da come la si intende.
Ma quale religione, nella Storia dell’Umanità, è stata di fatto votata alla pace?
In teoria, il Cristianesimo avrebbe dovuto favorire la pace, ma così non è stato e lo sappiamo bene.
Il Buddismo, lo sanno tutti, è basato su una dottrina della non-violenza. Di fatto, però, quando il Giappone ha invaso la Cina, le scuole buddiste nipponiche hanno appoggiato questa politica ferocemente imperialistica.
Il discorso potrebbe continuare, ma per ora mi fermo qua.

LONDRA: ENNESIMO ATTACCO TERRORISTICO

25 marzo 2017

LONDRA: ENNESIMO ATTACCO TERRORISTICO

L’attacco terroristico di Londra dimostra fondamentalmente due cose, chiarissime ed evidenti al di là di ogni dubbio:

1) nel mondo islamico si è largamente diffuso un odio feroce nei confronti dell’Occidente, infedele e laico, anche se questo non significa che ogni musulmano sia un terrorista;

2) non è assolutamente possibile prevenire azioni terroristiche isolate di questo tipo.

Per poter cercare almeno di capire, se non di fronteggiare efficacemente, questo tragico fenomeno, dobbiamo analizzarlo senza preconcetti e filtri ideologici.

L’idea che dietro il terrorismo ci siano motivazioni essenzialmente economiche, basata su un’estensione meccanica e dogmatica dei principi del ‘materialismo storico’ marxista, è totalmente sbagliata.

Nella ‘cultura’ fondamentalista, in cui prende forma e si sviluppa il terrorismo islamico, la religione è il centro assoluto della vita e del pensiero. Per molto tempo la cultura di sinistra ha sostenuto una specie di parallelismo tra la lotta del popolo palestinese, povero ed oppresso, contro Israele, ricco e sostenuto dall’America, e la lotta contro il capitalismo imperialista.

Ma questo parallelismo oggi rivela in pieno e tragicamente la sua inadeguatezza perché trascura proprio l’aspetto fondamentalmente religioso del fenomeno.

Il concetto marxista di ‘lotta di classe’ non ha, a mio avviso, niente a che fare con la società tradizionale islamica, nella quale l’unica vera e reale ‘dialettica’ storica consiste nella secolare dicotomia musulmano-infedele, oppure sunnita-sciita.

Leggiamo a questo proposito cosa scrive il Prof. Giovanni De Sio Cesari:

Le rivendicazione economiche  sono assolutamente secondarie.  La nostra mentalità che vede lo Stato soprattutto come regolatore della distribuzione della ricchezza non ci fa comprendere che per un fondamentalista islamico la funzione dello Stato è etica, che esso è innanzitutto  difensore e depositario della fede. (http://www.giovannidesio.it/terrorismo%20isl/terrorismo%20islamico/terrosismo%20islamico.htm#TERRORISMO FONDAMENTALISTA)

Secondo il Prof. De Sio Cesari la radice storica fondamentale del terrorismo islamico sta nell’amara constatazione dell’inferiorità del mondo islamico di fronte all’Occidente che dura da circa duecento anni:

Il radicalismo islamico nasce soprattutto dalla constatazione dolorosa della condizione di debolezza, di penosa inferiorità in cui il “dar al islam” (il regno dell’islam) si trova rispetto al mondo europeo cristiano….

Da ormai due secoli l’islam è umiliato profondamente e tale umiliazione si è acuita negli ultimi anni. Gli arabi non sono riusciti a eliminare o almeno a contenere un piccolo stato come Israele contro il quale hanno perso quattro guerre.  L’Iraq ha minacciato “la madre di tutte le battaglie” nel 92  e poi nel 2003 “una resistenza insuperabile” ma  gli Americani hanno vinto in entrambi i casi con estrema facilità, quasi senza perdite.  In Afganistan è bastato praticamente  aiutare una delle fazioni in lotta ( Tagiki e Usbeki del nord) e le forze Talebane che avrebbero dovuto combattere fino all’ultimo uomo si sono dileguate. Si può essere contrari a Saddam e al Mullah Omar  ma un mussulmano non può non sentirsi umiliato da tutti questi fatti….

(http://www.giovannidesio.it/terrorismo%20isl/terrorismo%20islamico/terrosismo%20islamico.htm#LE RADICI STORICHE)

In sostanza, secondo l’Autore di questa a mio parere pregevole analisi, in gran parte del mondo islamico si è diffusa l’idea che l’incapacità dell’Islam di fronteggiare l’Occidente ‘è dovuta all’abbandono della tradizione coranica’ (ibid.). Ecco perché gli integralisti non odiano soltanto gli occidentali, ma anche i regimi islamici che non attuano pienamente la legge coranica.
Alla base di tutto, comunque, secondo me sta proprio il rapporto strettissimo che sussiste, nel mondo islamico, fra identità di gruppo ed identità religiosa, che nel mondo occidentale ha cominciato ad indebolirsi già a partire dal Rinascimento.
Se a questo aggiungiamo che uno dei doveri di fondo del musulmano, secondo il Corano, consiste nell’affermazione universale dell’Islam, anche con la ‘guerra santa’, il quadro è completo.

LE STUPIDAGGINI DI TRUMP SULL’AMBIENTE

3 giugno 2017
LE STUPIDAGGINI DI TRUMP SULL’AMBIENTE   
Dobbiamo notare l’estrema pericolosità delle affermazioni dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America a proposito degli accordi di Parigi sulla salvaguardia dell’ambiente.
Qui si tratta della nostra vita, della nostra salute.
Ammesso e non concesso che le attività umane più pericolose non abbiano significative influenze sul clima (tesi su cui moltissimi scienziati hanno molto da obiettare con dati alla mano), rimane il fatto che l’inquinamento esiste e produce conseguenze gravissime sull’ambiente terrestre!

LA MODA DEI “GENOCIDI”

Diciamolo pure: i genocidi sono di moda. Leggo continuamente post su quest’argomento.
Il tutto si spiega tenendo conto del fatto che nella civiltà occidentale è molto diffusa la tendenza all’autocolpevolizzazione e all’idealizzazione idiota di tutte le altre civiltà.
A proposito del cosiddetto “genocidio dei nativi americani” sono necessarie alcune precisazioni, per evitare di cadere nel sensazionalismo.
Procediamo con ordine.
Il calcolo dei morti
La colonizzazione europea del continente americano, dall’estremo nord all’estremo sud, ha avuto senza ombra di dubbio conseguenze devastanti per tutti i popoli indigeni.
Una stima precisa del numero dei “morti”, in senso lato, è impossibile, anche perché mancano dati precisi sull’entità effettiva della popolazione indigena nel momento in cui arrivarono gli Europei alla fine del XV secolo. Alcuni parlano di 50, altri di 100 milioni. Un tale scarto tra un massimo e un minimo mostra chiaramente l’impossibilità di un calcolo preciso.
Il fattore tempo
Il cosiddetto “sterminio” o “genocidio” è avvenuto nel corso non di pochi anni, come nel caso della Shoah, bensì in un lasso di tempo di vari secoli. Non è certo una cosa da poco.
Se lo scopo principale dei “sensazionalisti autocolpevolizzanti” è in realtà quello di attaccare gli USA (il “Grande Satana” secondo Khomeini) , dobbiamo dire che la devastante colonizzazione europea è iniziata molto prima dell’arrivo degli anglosassoni in Nordamerica e della formazione degli Stati Uniti. Però nei post il numero mediaticamente efficace (ma non dimostrato) di 100 milioni viene sempre associato, direttamente o indirettamente, agli USA, come se i conquistadores spagnoli (e portoghesi) fossero stati benefattori degli indigeni….
Le modalità
Il punto essenziale, a mio avviso, è però un altro. Le società indigene sono state devastate e le loro popolazioni drasticamente ridotte, ma in che modo? In che senso si può parlare di sterminio o di genocidio? Le cause di questo calo della popolazione, sicuramente enorme, furono molteplici, ma solo in piccola parte esso fu dovuto alle guerre di conquista e ai veri e propri massacri.
È chiaro che dobbiamo considerare anche altri fattori, tra cui sicuramente lo sfruttamento, le violenze, le malattie portate dai “bianchi”, la distruzione dei sistemi socio-politico-culturali.
Conclusione
In sintesi, non si può parlare di un vero e proprio genocidio sistematico dei popoli indigeni paragonabile a quello attuato dai nazisti nei confronti degli Ebrei. I tempi e i modi sono troppo diversi. È più corretto, storicamente, parlare di un lungo processo di colonizzazione, in gran parte violento e sanguinoso, che ha avuto conseguenze sicuramente devastanti per i popoli indigeni.

LA CRISI VENEZUELANA E I VECCHI SISTEMI IDEOLOGICI MANICHEI

5 agosto 2017
LA CRISI VENEZUELANA E I VECCHI SISTEMI IDEOLOGICI MANICHEI
Gianni Minà sostiene che dietro la crisi venezuelana stanno gli USA, che vogliono la fine del ‘chavismo’ e finanziano le opposizioni per accaparrarsi il petrolio dell’Orinoco.
Quindi non si tratta di una lotta per la democrazia da parte di un popolo attanagliato dalla crisi e stufo di un sistema politico-ideologico che ha fatto il suo tempo e mostra tutte le sue debolezze intrinseche, ma di una messa in scena per porre fine a un regime scomodo con l’appoggio di un fronte d’opposizione bieco e per di più prezzolato.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gianni_min_il_problema_non__maduro_il_problema__il_petrolio_del_venezuela_che_gli_usa_vogliono/6_21103/
Forse la realtà è un po’ più complessa del classico schema ideologico antiamericano.
In primis, dobbiamo tenere presente che la riserva petrolifera del Venezuela è sicuramente immensa, ma non priva di gravi difetti. Il petrolio venezuelano ha una serie di caratteristiche “che lo rendono difficile da estrarre e – una volta estratto – impossibile da trasportare attraverso un oleodotto. Per agevolarne la commercializzazione bisogna diluirlo con greggi più leggeri o prodotti raffinati (di solito nafta) o comunque sottoporlo a lavorazioni in impianti di trattamento che lo trasformino insyncrude, petrolio sintetico: processi che aggiungono ulteriori costi a quelli legati all’estrazione….”
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-petrolio-extrapesante-del-venezuela_%28Atlante-Geopolitico%29/
Infatti il Venezuela importa petrolio greggio dagli Stati Uniti per mischiarlo con il proprio. Un’importazione molto conveniente, soprattutto per la vicinanza geografica, che costituisce un preziosissimo supporto economico.
Inoltre, non dobbiamo trascurare quello che è stato il più grave errore politico di Chavez e del suo successore Maduro: il fatto di aver basato lo sviluppo del Paese quasi esclusivamente sul petrolio. Un errore che si è rivelato fatale quando il prezzo del greggio è crollato. In sostanza, Chavez aveva cercato di forzare le leggi dell’economia pur di attuare il suo progetto politico. Ma certe forzature ideologiche prima o poi si pagano, come si è già visto nella Russia sovietica.
Ma come in pratica è stata gestita la produzione petrolifera?
“Il paese è sull’orlo del collasso economico, in gran parte proprio a causa della gestione disastrosa delle sue risorse petrolifere, da cui deriva il 97% delle entrate statali, e la sua produzione petrolifera – che nel 2005 aveva raggiunto un picco di 3,6 milioni di barili al giorno – invece di aumentare diminuisce: oggi arriva a malapena a 2,3 milioni di barili al giorno (anche se Caracas sostiene di estrarre intorno a 3 milioni di barili al giorno).”
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-petrolio-extrapesante-del-venezuela_%28Atlante-Geopolitico%29/
Gianni Minà si basa evidentemente su uno schema ideologico manicheo e non tiene conto di una serie di elementi, pur di attribuire, come sempre, tutta la colpa al Grande Orco statunitense.

L’ERRORE FONDAMENTALE DI TRUMP

9 aprile 2017
 
L’ERRORE FONDAMENTALE DI TRUMP
 C’è poco da fare.
Se sei un tycoon rimani un tycoon, anche se diventi Presidente degli Stati Uniti d’America.
Lo abbiamo visto anche in Italia: Berlusconi era il magnate della televisione e tale è rimasto anche come Presidente del Consiglio, con le ben note conseguenze.
Trump si sta muovendo male, molto male.
Le sue mosse sono impulsive e contraddittorie.
Era partito come amico di Putin e subito si è messo in contrasto con la Russia che appoggia Assad.
Agisce come se dovesse semplicemente giocare in borsa o acquistare terreni, impiantare fabbriche, assumere o licenziare personale. Così fa un manager, non il capo di una superpotenza economica e militare.
Le quotazioni di borsa e la finanza sono una cosa, le bombe ed i missili un’altra.
La sua è una ‘politica’, diciamo così, chiaramente antipolitica.
Il suo errore fondamentale consiste proprio nell’incapacità di capire che la politica è una cosa diversa, molto diversa dagli affari.
Per quei manichei idealisti legati a vecchie ideologie, sempre convinti che i mali del mondo, tutti i mali del mondo, siano causati dalla politica americana, un Presidente come Trump è una vera manna!
Speriamo che lo capisca presto, prima di causare danni irreparabili.

L’ATTENTATO DI STOCCOLMA: UN CAZZOTTO IN FACCIA ALLE IDEOLOGIE

8 aprile 2017
 
L’ATTENTATO DI STOCCOLMA: UN CAZZOTTO IN FACCIA ALLE IDEOLOGIE
 Leggete il bellissimo articolo di Lorenzo Vidino sulla Stampa:
 
Finalmente un’analisi anti-ideologica del terrorismo islamico fondamentalista!
Finalmente un’analisi basata sui fatti e non sulle solite vecchie e superate teorie!
Vidino dimostra in modo inequivocabile che la politica internazionale non c’entra e non c’entrano nemmeno il petrolio, la lotta di classe ed il solito ‘imperialismo capitalista’.
Facciamo una sintesi:
1) l’attentato rientra perfettamente nella serie degli attacchi tipicamente antioccidentali che hanno colpito Parigi, Berlino e Londra;
2) la Scandinavia è una regione caratterizzata da democrazia e tolleranza, di cui hanno beneficiato negli ultimi vent’anni numerosi leader islamisti;
3) da diversi anni le organizzazioni islamiste esercitano pressioni molto dure nei confronti delle donne musulmane che vivono in Svezia;
4) dalla Svezia sono partiti moltissimi fondamentalisti entrati nelle varie formazioni jihadiste;
5) la Svezia è il paese del welfare e dell’assistenza pubblica per antonomasia, quindi il fondamentalismo non è e non può essere una reazione contro povertà e sfruttamento;
6) la politica estera svedese non può essere assimilata a quella americana, e proprio nello scacchiere del Medio Oriente la differenza è abbastanza evidente.
La conclusione di Vidino è molto chiara: i fondamentalisti islamici combattono l’Occidente per imporre una propria visione del mondo integralista ed alternativa.

L’ERMENEUTICA MODERNA CONTRO IL TERRORISMO ISLAMICO?

Alcune parti del Corano, si sa, sono interpretate dai terroristi islamici fondamentalisti come un chiaro incitamento alla guerra e alla violenza in generale. Altri versetti, però, sono nettamente orientati verso la tolleranza. Il dibattito sul problema del rapporto tra l’Islam in generale e la violenza è drammaticamente attuale. Molti sostengono che la religione islamica è intrinsecamente violenta e intollerante, altri che è addirittura una “religione di pace”. Anche se può sembrare paradossale, entrambe le tesi hanno, o almeno possono avere, fondamenti oggettivi.
Come studioso di storia delle religioni, posso dire che la questione è difficilmente risolvibile sul piano strettamente  storico-filologico. Sta di fatto, comunque, che molti autorevoli studiosi stanno cercando di minare le basi del fondamentalismo mediante un’interpretazione del Corano basata sulla moderna “ermeneutica”.
Mi riferisco chiaramente soprattutto ai versetti “violenti”, che potrebbero essere “depurati” o “neutralizzati” utilizzando gli strumenti della moderna esegesi testuale. In modo particolare, si sta cercando di dimostrare la legittimità di un’interpretazione diversa basata sulla “contestualizzazione”del testo.
Lodevole iniziativa, ma la questione è molto complessa. 
Cercherò di spiegare perché.
Innanzitutto, il Corano non è un testo filosofico. È un testo religioso e come tale viene letto ed “interpretato” da più di un miliardo di fedeli in tutto il mondo, totalmente indifferenti rispetto alle “contestualizzazioni” e alle regole dell’ermeneutica. Il concetto stesso di contestualizzazione è estraneo alla “mentalità religiosa”, che sente e vive il testo sacro come qualcosa di assoluto e quindi di “metastorico”.
A questo si deve aggiungere che la religione islamica non si basa soltanto sul Corano. Nessuna religione si è mai basata soltanto su un testo sacro. Nel caso specifico dell’Islam, dobbiamo tener presente che accanto al Corano sussiste la “tradizione”, costituita essenzialmente dai detti e dai fatti del Profeta Muhammad. Si tratta dei cosiddetti “ahadith” che sono stati tramandati dopo la morte del Profeta. Mi risulta che esistono milioni di ahadith….
Infine, dobbiamo tener presente che la tradizione religiosa islamica non è univoca. La stragrande maggioranza dei musulmani segue la regola “sunnita”, ma circa il 15 per cento è di osservanza “sciita”. Il contrasto fra i due gruppi è antico e violentissimo. Ci sono poi molti altri gruppi che possiamo per comodità definire “eterodossi”.
Conclusione: è lodevole e meritorio cercare di contrastare il terrorismo islamico fondamentalista attraverso l’ermeneutica moderna applicata al Corano, ma è un po’ come pretendere di svuotare il mare con un cucchiaio e un secchiello.