BERGSON E I FANTASMI

Negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Henri Bergson tenne memorabili conferenze presso la Società di Ricerca Psichica di Londra (di cui facevano parte personaggi del calibro di Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e Robert Louis Stevenson!) sul tema dei fantasmi e di altri fenomeni paranormali.
La suddetta Società era stata fondata in Inghilterra nel 1882 allo scopo di investigare con metodi scientifici i fenomeni paranormali. Anche se può sembrare sotto certi aspetti paradossale, rientra perfettamente nel quadro del bisogno, tipicamente positivista, di analizzare e spiegare in modo oggettivo tutti i fenomeni.
Secondo il filosofo francese, i cosiddetti fenomeni “psichici” confermano la tesi della “durata reale” (si tratta di un concetto del tempo diverso dal tempo meccanico ed esteriore della scienza “positiva”).
La durata reale del tempo nel senso della “coscienza” spiega i contatti diretti, su un piano di realtà diciamo metafisico, tra le coscienze individuali, prive di spazialità in senso materiale.
I casi di telepatia, di chiaroveggenza e di apparizioni di fantasmi (per essere precisi: fantasmi di persone viventi ma distanti) vengono da Bergson accettati e inquadrati in un ambito di realtà diversa da quella ordinaria. Essi sono la manifestazione di una libertà della coscienza rispetto a quelli che sono considerati come i vincoli materiali dell’esistenza.
Nell’opera “L’energia spirituale” (1919), basata sulle ricerche filosofiche portate avanti nel corso di anni, Bergson sostiene fermamente la necessità di affermare la sopravvivenza dell’anima al corpo fisico proprio sulla base di un concetto strettamente dinamico di coscienza libera dalla materia.
 
Per puntualizzare e approfondire:
 
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *