ATTUALITÀ

LA CRISI VENEZUELANA E I VECCHI SISTEMI IDEOLOGICI MANICHEI
Gianni Minà sostiene che dietro la crisi venezuelana stanno gli USA, che vogliono la fine del ‘chavismo’ e finanziano le opposizioni per accaparrarsi il petrolio dell’Orinoco.
Quindi non si tratta di una lotta per la democrazia da parte di un popolo attanagliato dalla crisi e stufo di un sistema politico-ideologico che ha fatto il suo tempo e mostra tutte le sue debolezze intrinseche, ma di una messa in scena per porre fine a un regime scomodo con l’appoggio di un fronte d’opposizione bieco e per di più prezzolato.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gianni_min_il_problema_non__maduro_il_problema__il_petrolio_del_venezuela_che_gli_usa_vogliono/6_21103/
Forse la realtà è un po’ più complessa del classico schema ideologico antiamericano.
In primis, dobbiamo tenere presente che la riserva petrolifera del Venezuela è sicuramente immensa, ma non priva di gravi difetti. Il petrolio venezuelano ha una serie di caratteristiche “che lo rendono difficile da estrarre e – una volta estratto – impossibile da trasportare attraverso un oleodotto. Per agevolarne la commercializzazione bisogna diluirlo con greggi più leggeri o prodotti raffinati (di solito nafta) o comunque sottoporlo a lavorazioni in impianti di trattamento che lo trasformino insyncrude, petrolio sintetico: processi che aggiungono ulteriori costi a quelli legati all’estrazione….”
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-petrolio-extrapesante-del-venezuela_%28Atlante-Geopolitico%29/
Infatti il Venezuela importa petrolio greggio dagli Stati Uniti per mischiarlo con il proprio. Un’importazione molto conveniente, soprattutto per la vicinanza geografica, che costituisce un preziosissimo supporto economico.
Inoltre, non dobbiamo trascurare quello che è stato il più grave errore politico di Chavez e del suo successore Maduro: il fatto di aver basato lo sviluppo del Paese quasi esclusivamente sul petrolio. Un errore che si è rivelato fatale quando il prezzo del greggio è crollato. In sostanza, Chavez aveva cercato di forzare le leggi dell’economia pur di attuare il suo progetto politico. Ma certe forzature ideologiche prima o poi si pagano, come si è già visto nella Russia sovietica.
Ma come in pratica è stata gestita la produzione petrolifera?
“Il paese è sull’orlo del collasso economico, in gran parte proprio a causa della gestione disastrosa delle sue risorse petrolifere, da cui deriva il 97% delle entrate statali, e la sua produzione petrolifera – che nel 2005 aveva raggiunto un picco di 3,6 milioni di barili al giorno – invece di aumentare diminuisce: oggi arriva a malapena a 2,3 milioni di barili al giorno (anche se Caracas sostiene di estrarre intorno a 3 milioni di barili al giorno).”
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-petrolio-extrapesante-del-venezuela_%28Atlante-Geopolitico%29/
Gianni Minà si basa evidentemente su uno schema ideologico manicheo e non tiene conto di una serie di elementi, pur di attribuire, come sempre, tutta la colpa al Grande Orco statunitense.
 

ATTUALITÀ

SCONTRO DI CIVILTÀ ? OCCHIO AL WAHABISMO
Molti, sulla scorta delle tesi sostenute in anni recenti da Oriana Fallaci, parlano di un inevitabile scontro tra la Civiltà Cristiana Occidentale e la Civiltà Islamica.
Quest’idea dovrebbe essere sottoposta a una severa analisi critica. Il punto fondamentale è che NON ESISTE un fronte compatto islamico.
L’Islam si è diviso pochi decenni dopo la morte del Profeta e la divisione si è aggravata nel corso dei secoli. Oggi il mondo islamico è un vero labirinto di tendenze, dottrine, movimenti che si contrappongono e in moltissimi casi si fanno la guerra. Ognuno di questi movimenti sostiene di essere l’unico e vero Islam. Pertanto, possiamo dire che la tradizionale dicotomia Sunniti-Sciiti è soltanto la classica punta dell’iceberg.
 
Chiarito questo, passiamo ad analizzare un problema di cui si parla poco e che invece dovrebbe essere affrontato in modo molto serio, anche sul piano politico.
Tutti conoscono Osama Bin Laden, l’ispiratore dell’attentato alle Torri Gemelle del 2001, ma non molti sono al corrente di quella che è stata la sua formazione ideologica.
Sebbene nato nello Yemen, Bin Laden si trasferì presto con la sua numerosa famiglia in Arabia Saudita. In Arabia aderì al Wahabismo, un movimento islamista ultraconservatore di cui la monarchia saudita è l’espressione politica. Grazie anche a rapporti con la famiglia regnante, Bin Laden divenne miliardario. Il resto è storia recente e ben nota. 
 
Cerchiamo ora di analizzare brevemente il cosiddetto Wahabismo. La cosa è importante perché la monarchia saudita (assoluta ed ereditaria), ufficialmente ‘alleata’ dell’Occidente, nasce proprio dal wahabismo e lo sostiene in tutto il mondo grazie ai petroldollari.
Quali sono le caratteristiche principali della dottrina wahabita, che secondo molti studiosi e osservatori è la matrice ideologica del terrorismo islamico fondamentalista? 
Il Wahabismo nasce nel XVIII secolo in Arabia, allora in buona parte sottomessa all’Impero Ottomano. In quell’epoca l’Africa settentrionale, il Medio Oriente e persino un pezzo dell’Europa si trovavano sotto il dominio turco. 
 
Questo dato di fatto è importantissimo e dovrebbe far riflettere coloro i quali continuano a sostenere che il terrorismo islamico fondamentalista è una pura, diretta e immediata conseguenza dell’imperialismo occidentale. La Storia è molto più complessa degli schemi ideologici.
La dottrina wahabita in breve: conservatorismo estremo, interpretazione letterale del Corano (leggasi Shari’a), annullamento dell’individuo in funzione della fede e della comunità dei credenti, rifiuto assoluto di tutto ciò che non appartiene alla pura ortodossia sunnitica (quindi anche Sciiti e ovviamente Cristiani, Ebrei e tutte le altre Religioni dell’Umanità).
Mi pare del tutto ovvio quanto una simile ideologia possa favorire la diffusione del terrorismo. Particolarmente significativa, in questo senso, mi sembra soprattutto la totale sottomissione dell’individuo alla Religione e ai valori comunitari condivisi. Questa è la base ideologica del tipico attentatore suicida.
 
La monarchia saudita si pone quindi da un lato come negatrice della modernità e di ogni possibile evoluzione liberale dell’Islam, dall’altro come principale alleato dell’Occidente. Si capisce bene quanto quest’atteggiamento sia in effetti profondamente e pericolosamente ambiguo. Da notare che l’Arabia Saudita sostiene, finanzia e diffonde, come ho già detto, il Wahabismo in tutto il mondo. 
  
 
Guarda “Watching The Hawks exposes how ISIS’ ideology, Wahabbism, is the product of British imperialism whic” su YouTube:
https://youtu.be/p1JRh8zMHAo

ATTUALITÀ

LE STUPIDAGGINI DI TRUMP SULL’AMBIENTE   
Dobbiamo notare l’estrema pericolosità delle affermazioni dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America a proposito degli accordi di Parigi sulla salvaguardia dell’ambiente.
Qui si tratta della nostra vita, della nostra salute.
Ammesso e non concesso che le attività umane più pericolose non abbiano significative influenze sul clima (tesi su cui moltissimi scienziati hanno molto da obiettare con dati alla mano), rimane il fatto che l’inquinamento esiste e produce conseguenze gravissime sull’ambiente terrestre!

 

ATTUALITÀ

25 APRILE E QUESTIONE PALESTINESE: UN VERO GUAZZABUGLIO
Anche quest’anno, puntualmente, scattano le polemiche. Polemiche dure.
Cerchiamo di capire.
In sintesi: la Brigata Ebraica non partecipa al corteo organizzato dall’ANPI a Roma per la presenza di organizzazioni filopalestinesi.
Chi ha ragione?
Non intendo prendere posizione, ma cerco come sempre di capire.
Gli Ebrei di Roma hanno, come si sa, subito gravi conseguenze a causa dell’occupazione nazifascista. 1023 Ebrei furono deportati ad Auschwitz e solo in 16 tornarono. Quindi ci sono precise e valide ragioni storiche che giustificano la sacrosanta presenza degli Ebrei nelle manifestazioni per il 25 aprile (ovviamente non solo a Roma).
E i filopalestinesi?
Qui la faccenda è un tantino più complicata.
Sappiamo che una grande parte della Sinistra è stata sempre e rimane filopalestinese, perché tende a vedere nello Stato d’Israele, che ancora occupa un bel pezzo del territorio che dovrebbe appartenere allo Stato Libero di Palestina, come una propaggine dell’imperialismo capitalista americano. Quindi da questo punto di vista la festa del 25 aprile non riguarda solo la Storia d’Italia, ma viene intesa come un simbolo della lotta di tutti i popoli per la libertà, compreso il popolo palestinese che  da decenni è in lotta contro Israele.
Però…
Molti Ebrei non dimenticano che negli anni ’30 e ’40 il capo religioso palestinese di allora (il Gran Mufti di Gerusalemme) era manifestamente filonazista e ‘amico di Hitler’ ed appoggiò il reclutamento di musulmani nei reparti internazionali delle WAFFEN-SS.
Inoltre, nel mondo islamico fondamentalista è molto diffusa l’idea della necessità di cancellare Israele dalla faccia della terra. E non dimentichiamo le frequenti prese di posizione negazioniste rispetto all’olocausto.
La presenza di organizzazioni filopalestinesi è quindi sentita dagli Ebrei come qualcosa di profondamente offensivo, anche perché lo Stato d’Israele è nato proprio in seguito allo sterminio perpetrato dalla Germania nazista.
È chiaro che la questione è molto complessa.

 

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ELEZIONI IN FRANCIA – UN TERREMOTO POLITICO
Ciò che sta accadendo in Francia è davvero sensazionale, anche se si può spiegare abbastanza agevolmente.
Cerchiamo di analizzare i fatti.
La Sinistra è annientata.
La Destra nazionalista arriva al ballottaggio, anche se prevale di pochissimo il candidato di Centro Macron.
Il dato sorprendente è proprio l’affermazione di Marine Le Pen, che suscita il terrore della cultura ufficiale, anche perché la leader del Fronte Nazionale è dichiaratamente antieuropeista. Ed è noto che la cultura ufficiale è europeista, chi non è europeista non è politically correct……
A questo punto risulta evidente che, sul piano politico e morale, la Le Pen ha già vinto, indipendentemente dall’esito del ballottaggio. Ma perché ha ottenuto un tale risultato pur avendo tutti contro?
Molto semplice: la cultura ufficiale dominante, come accade spesso nella Storia, con gravi conseguenze, non riesce a capire che il cosiddetto ‘popolo’ la pensa diversamente su molte cose.
Per esempio, il cosiddetto ‘popolo’ può non essere d’accordo sullo strapotere del sistema delle banche europee che ha imposto una moneta unica priva di base politica effettiva.
Il cosiddetto ‘popolo’ comincia anche ad avere una grande e giustificata paura del terrorismo islamico, che certo viene favorito, a prescindere dalle ideologie di destra o di sinistra, dall’immigrazione sempre più massiccia in Europa.
Il cosiddetto ‘popolo’ comincia a temere che la presenza straniera in Francia sia troppo marcata e che questo possa, a lungo andare, minacciare quelli che sono i valori comuni della comunità, fra cui l’identità nazionale.
E poi siamo proprio sicuri che l’immigrazione comporti soltanto vantaggi per l’economia?
Forse qualche piccolo dubbio è legittimo….
Sono preoccupazioni sbagliate basate su pure paranoie?
Non credo.
Dobbiamo avere paura della bella e terribile Le Pen?
Beh, se avrà contro tutti gli altri schieramenti che appoggeranno Macron non credo che potrà vincere, però è chiaro che per l’Unione Europea, soprattutto dopo la Brexit, sono tempi duri…..

 

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GUERRA DI RELIGIONE
Una grande parte della società occidentale si ostina a non voler accettare, per ragioni ideologiche che alterano e deformano la visione dei fatti, un dato assolutamente evidente ed estremamente allarmante.
Il dato di fatto, nudo e crudo, è questo: una porzione abbastanza consistente del mondo islamico (quindi non tutto: è bene ribadirlo) sta portando avanti una ‘guerra santa’ non contro il solito ‘capitalismo imperialista’, non contro le multinazionali del petrolio, non contro i colonizzatori, ma contro il Cristianesimo e la civiltà occidentale in quanto tali.
Possiamo discutere quanto si vuole su quelle che sono le ‘colpe’ storiche dell’Occidente, possiamo anche almeno in piccola parte ‘giustificare’ (nel senso di cercare di ‘comprendere’ storicamente senza per questo approvare moralmente) il fondamentalismo islamico come una conseguenza del lungo periodo del colonialismo.
Ma tutto questo non ci deve far chiudere gli occhi di fronte alla realtà del cosiddetto ‘qui ed ora’.
Attenzione: oggi i cristiani vengono perseguitati e frequentemente uccisi in massa nei paesi islamici. Vengono uccisi non perché siano considerati inviati delle multinazionali occidentali del petrolio.
I cristiani perseguitati e spesso uccisi, uomini, donne e bambini innocenti, che cosa c’entrano con le multinazionali e con il capitalismo imperialista?
Vengono uccisi semplicemente perché sono cristiani, perché non vogliono convertirsi all’Islam e continuano a praticare la loro religione.
Non solo: gli stessi musulmani sono stati e sono vittime dei fondamentalisti. In Algeria una massa enorme, non ancora esattamente quantificata, di musulmani sono stati massacrati perché non erano ABBASTANZA musulmani, compresi moltissimi giornalisti (arabi, musulmani) colpevoli di dire la verità.
Per non parlare della ‘guerra santa’ tra musulmani sciiti e sunniti!
Oggi nel cuore del Medio Oriente esiste un vero e proprio stato (musulmano sunnita) denominato ‘Califfato’ il cui scopo dichiarato ed anche attuato di fatto è proprio quello di distruggere, di cancellare dalla faccia della terra tutte le altre religioni.
Anche il recente attentato di Stoccolma dimostra in modo inequivocabile che il vero nemico, secondo i fondamentalisti, è la civiltà occidentale in quanto non ancora sottomessa all’Islam.
Si veda a questo proposito:
Tutto questo è GUERRA DI RELIGIONE!
Non è guerra contro l’imperialismo capitalista, non è lotta di classe secondo il modello interpretativo marxista.
La guerra di religione deriva da un dato di fatto psicosociale naturale ed universale antico quanto l’uomo, ben più antico del capitalismo: si chiama legame di gruppo.
Si tratta di un legame, basato anche sulla religione, molto più forte dell’identità socio-economica di classe. Si ama chi sta dentro il gruppo, si odia chi sta fuori.
Leggetevi o rileggetevi ‘Psicologia delle masse ed analisi dell’io’ di Sigmund Freud.

 

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L’ERRORE FONDAMENTALE DI TRUMP
C’è poco da fare.
Se sei un tycoon rimani un tycoon, anche se diventi Presidente degli Stati Uniti d’America.
Lo abbiamo visto anche in Italia: Berlusconi era il magnate della televisione e tale è rimasto anche come Presidente del Consiglio, con le ben note conseguenze.
Trump si sta muovendo male, molto male.
Le sue mosse sono impulsive e contraddittorie.
Era partito come amico di Putin e subito si è messo in contrasto con la Russia che appoggia Assad.
Agisce come se dovesse semplicemente giocare in borsa o acquistare terreni, impiantare fabbriche, assumere o licenziare personale. Così fa un manager, non il capo di una superpotenza economica e militare.
Le quotazioni di borsa e la finanza sono una cosa, le bombe ed i missili un’altra.
La sua è una ‘politica’, diciamo così, chiaramente antipolitica.
Il suo errore fondamentale consiste proprio nell’incapacità di capire che la politica è una cosa diversa, molto diversa dagli affari.
Per quei manichei idealisti legati a vecchie ideologie, sempre convinti che i mali del mondo, tutti i mali del mondo, siano causati dalla politica americana, un Presidente come Trump è una vera manna!
Speriamo che lo capisca presto, prima di causare danni irreparabili.

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L’ATTENTATO DI STOCCOLMA: UN CAZZOTTO IN FACCIA ALLE IDEOLOGIE
Leggete il bellissimo articolo di Lorenzo Vidino sulla Stampa:
Finalmente un’analisi anti-ideologica del terrorismo islamico fondamentalista!
Finalmente un’analisi basata sui fatti e non sulle solite vecchie e superate teorie!
Vidino dimostra in modo inequivocabile che la politica internazionale non c’entra e non c’entrano nemmeno il petrolio, la lotta di classe ed il solito ‘imperialismo capitalista’.
Facciamo una sintesi:
1) l’attentato rientra perfettamente nella serie degli attacchi tipicamente antioccidentali che hanno colpito Parigi, Berlino e Londra;
2) la Scandinavia è una regione caratterizzata da democrazia e tolleranza, di cui hanno beneficiato negli ultimi vent’anni numerosi leader islamisti;
3) da diversi anni le organizzazioni islamiste esercitano pressioni molto dure nei confronti delle donne musulmane che vivono in Svezia;
4) dalla Svezia sono partiti moltissimi fondamentalisti entrati nelle varie formazioni jihadiste;
5) la Svezia è il paese del welfare e dell’assistenza pubblica per antonomasia, quindi il fondamentalismo non è e non può essere una reazione contro povertà e sfruttamento;
6) la politica estera svedese non può essere assimilata a quella americana, e proprio nello scacchiere del Medio Oriente la differenza è abbastanza evidente.
La conclusione di Vidino è molto chiara: i fondamentalisti islamici combattono l’Occidente per imporre una propria visione del mondo integralista ed alternativa.

 

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ATTENTATO A SAN PIETROBURGO
In questo momento, la matrice islamica fondamentalista pare molto chiara per una serie di elementi, anche se le autorità russe e lo stesso Putin non assumono ancora una posizione chiara.
Sappiamo che dal tempo della guerra in Cecenia contro i separatisti islamici la Russia è nel mirino del fondamentalismo.
Ora la situazione si è aggravata a causa dell’intervento diretto in Siria deciso da Putin.
La scelta del luogo e del momento è a dir poco perfetta: Putin si trovava a San Pietroburgo per l’incontro con il presidente bielorusso Lukashenko.
I network jihadisti vicini all’Isis ovviamente sono in tripudio.
Ma qual è il vero obiettivo politico degli attentatori?
Pensare di modificare la politica estera russa è assurdo. La linea dura di Putin andrà avanti e sicuramente si rafforzerà ulteriormente.
Allora?
Il movente più logico è di tipo autoreferenziale, diciamo così. I terroristi vogliono dimostrare al mondo, e soprattutto al mondo islamico, che sono forti e possono colpire in qualsiasi momento. Lo scopo di questa dimostrazione di forza e di feroce determinazione è di tipo propagandistico. Vogliono promuovere la ‘guerra santa’ e favorire nuove adesioni all’esercito jihadista.
Stiamo attenti!

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TERRORISMO ISLAMICO FONDAMENTALISTA: LA STRAGE DIMENTICATA DEI GIORNALISTI IN ALGERIA
Vorrei fare un passo indietro nel tempo e ricordare alcuni fatti storici di enorme rilevanza, praticamente dimenticati dai mass media.
Si sa che i mass media fagocitano ed espellono notizie in continuazione. Sopravvivono così. Hanno poca memoria.
Desidero analizzare una serie di fatti. Lo farò un poco alla volta.
Innanzitutto, è bene ricordare che il feroce e clamoroso attentato alla redazione di Charlie Hebdo è stato soltanto l’ennesimo episodio della guerra combattuta dal fondamentalismo islamico contro la libertà di stampa e di espressione, in modo particolare in Algeria:
Questa vera e propria strage di giornalisti, colpevoli di voler ‘pensare con la propria testa’ (ibid.), dimostra che il fondamentalismo islamico odia a morte la libertà di pensiero e di espressione. Nello stesso tempo, però, fa capire che -grazie al cielo!- non tutto il mondo islamico è integralista.
Il fanatismo religioso, che ha insanguinato per secoli la nostra vecchia Europa, finché non è stato sostituito dal fanatismo nazionalista dopo la parentesi illuministica e liberale, non ha mai tollerato la libertà di pensiero.